Tra i vicoli, le piazze e i giardini di Deruta tutto parla della ceramica. Vasi, decori, formelle e pure le note musicali, in questo borgo a quindici chilometri da Perugia, si originano dall’argilla modellata dalle sapienti mani dei maestri ceramisti. La melodia proviene dalle chitarre del laboratorio di Giovanni Andreani, il primo a riportare anche su questi strumenti l’esplosione di colori e forme dell’antica tradizione derutese.
Dall’idea alla realizzazione – Giovanni, classe 1972 con un diploma di ragioneria, ha unito la creatività e la manualità del suo lavoro alla sua altra grande passione: la musica. Ha iniziato come artigiano quasi per caso nel 1998 seguendo gli insegnamenti di suo zio, ma il passo da ceramista a liutaio non è stato breve. Sono serviti alcuni anni, numerosi esperimenti e tanti tentativi per realizzare il primo prototipo funzionante. «Questa particolare avventura è cominciata nel 2003 – racconta Giovanni – e dopo vari studi e test, due anni dopo sono riuscito a creare la prima chitarra elettrica con corpo interamente in ceramica. Un prodotto solido, ma non troppo pesante, dalla ottima sonorità». Il ceramista, infatti, non si è limitato a inserire inserti in maiolica sugli strumenti musicali, ma ha costruito un prodotto unico al mondo.
Da quel primo tentativo sono poi nati altri modelli, alcuni anche più semplici che combinano il legno con inserti in ceramica: tutti pezzi unici frutto della sua creatività.
L’arte della ceramica – Per costruire questi preziosi strumenti musicali Giovanni utilizza le stesse materie prime e il metodo di lavoro adottato fin dall’epoca rinascimentale dagli artigiani di Deruta. «Per tutti i prodotti che creo nella mia bottega – spiega – utilizzo i procedimenti che si usavano nel XVI e XVII secolo per la creazione di vasi, piatti, anfore, brocche, dove la forma di ogni oggetto veniva creata utilizzando l’argilla».
Si parte, dunque, dalla progettazione del disegno, per poi passare alla creazione del corpo in argilla. Una volta modellata e fatta asciugare, la forma viene inserita nel forno dove viene cotta una prima volta a circa mille gradi. In questo modo si ottiene il cosiddetto biscotto, che successivamente Giovanni immerge nello smalto. Ecco poi la parte più divertente da vedere: la pittura a mano libera. Una fase delicata che lui gestisce con una maestria ipnotica: «Anche i dipinti sulle mie chitarre sono ispirati a piatti, vasi e oggetti vari, creati a Deruta fin dal XIII secolo. Geometrie, decori e pure colori della tradizione che hanno trovato una nuova espressione artistica». Per ottenere il prodotto in ceramica finito serve una seconda cottura a circa 920 gradi. A questo punto, la chitarra sta per prendere vita. Dopo l’assemblaggio del corpo con il manico in legno e tutte le altre parti, elettroniche e non, può togliersi gli abiti da artigiano, inserire il jack, ed esibirsi in un assolo.
La chitarra di Santana – Giovanni, nel corso degli anni ha riscosso grande apprezzamento tra i musicisti. Un ammiratore d’eccezione? Carlos Santana. Il chitarrista messicano, considerato tra i più grandi della storia della musica rock, in occasione del concerto del 2011 a Umbria Jazz ha suonato un suo modello. «Dopo aver provato la chitarra per dieci minuti nel camerino, Santana mi ha detto che quella sera avrebbe voluto suonarla durante lo spettacolo che stava per iniziare. È stata una grande emozione vedere una mia creazione sul palco tra le mani di una leggenda come Santana. È il sogno di ogni liutaio».