L’Umbria del reddito di cittadinanza

Circa 9mila le domande presentate fino al 5 aprile nella regione per accedere al sussidio, cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle
Le perplessità dei centri per l'impiego, privi di personale e informazioni sufficienti per gestire il flusso dei disoccupati

Sono stati quasi 807mila gli italiani a fare richiesta per il reddito di cittadinanza nel primo mese di vita della misura: praticamente una persona su tre, considerato che la platea degli aventi diritto ammonta a 2.7 milioni. In Umbria il dato risulta inferiore rispetto a quello nazionale: delle 40mila persone con i requisiti previsti, 9.200 hanno fatto domanda, quindi una persona su quattro. Più donne (56,6%) che uomini (43,4%). Nel corso del mese di marzo il numero di appuntamenti fissati dai Caf ha subito un’impennata e le pratiche gestite quotidianamente sono aumentate dalle 70-80 dei primi giorni alle 120-150 attuali. I richiedenti si sono rivolti di più ai Caf (6.800 persone) che alle poste (2.400) e sono al 60% cittadini italiani, ma circa il 10% di loro si è visto respingere la domanda per la mancanza delle condizioni richieste dalla legge.

I centri per l’impiego: pronti? – Essenziali per la buona riuscita della lotta alla disoccupazione, i centri per l’impiego non sono ancora operativi nel disegno del governo. Lo diventeranno nelle prossime settimane, ma già da ora le criticità rilevate dagli addetti ai lavori sono tante: dai tempi stretti per l’attuazione del reddito all’insufficienza di informazioni dettagliate e personale qualificato per gestire tutti gli aspiranti lavoratori.

Cos’è, come funziona e quali problemi – La procedura per accedere al reddito di cittadinanza comincia presentando la richiesta agli uffici postali o ai Caf. Una volta fatta la domanda, il richiedente attende la comunicazione di rigetto o di accoglimento dell’Inps: in quest’ultimo caso, le poste fissano un appuntamento per il ritiro di una Carta Rdc, dove viene accreditata la somma. Il beneficiario deve poi recarsi ai centri per l’impiego, che gli assegnano un navigator – un tutor che vigila sul rispetto delle regole previste – e dove, nell’arco di un anno e mezzo, gli vengono formulate tre proposte lavorative. La somma viene accreditata mensilmente e non può essere usata in giochi d’azzardo. Il reddito è erogato per 18 mesi, rinnovabili per ulteriori 18, e decade se la persona non partecipa alle attività formative previste o rifiuta tutte le offerte lavorative. Sono inoltre esclusi coloro che nell’ultimo anno si sono dimessi volontariamente senza giusto motivo: la finalità è evitare che i lavoratori lascino l’impiego per percepire il sussidio. Rimangono però alcuni dubbi sul fatto che la misura possa raggiungere i suoi obiettivi: «Solo in piccola parte – sostiene Marcello Signorelli, ordinario di politica economica all’università di Perugia – Il governo deve rilanciare gli investimenti pubblici».

Autore

Riccardo Ciriaco

Nato a Lamezia Terme (CZ) il 24/11/1992. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Roma Tre. Giornalista praticante del XIV biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.