Nell’intimo della fantasia siamo tutti diversi da come appariamo. Forse il cellulare ci conosce meglio di nostro fratello o degli amici più fidati. Può essere questo il motivo del successo dei siti e delle app per incontri sentimentali.
Un italiano su quattro le usa – Secondo un sondaggio di Consumer Cyber Safety, quasi un quarto degli italiani usa questi programmi. A Milano, 140.000 persone hanno scaricato sul cellulare una delle tante applicazioni per cercare l’amore. Il capoluogo lombardo, per molti, è solo la città dove si lavora. Quando si torna “al paesino” e si deve fare i conti con “la normalità della provincia”, il profilo viene nascosto per evitare che i compagni di classe delle elementari scoprano il metodo con cui il fuori-sede cerca relazioni. «Per le donne c’è lo stigma di una sessualità più “facile”. Per gli uomini la vergogna sta nel non avere la capacità di conquistare e quindi essere costretti a rivolgersi a delle scappatoie». Spiega Cosimo Marco Scarcelli, professore di media genere e sessualità all’Università di Padova. Un’idea tradizionale dei rapporti amorosi è alla base del sospetto verso i siti di incontri «Pensiamo ancora che una relazione occasionale sia qualcosa di frivolo, inutile e sbagliato, mentre la relazione vera è quella che si costruisce in altri modi» sostiene Scarcelli. Guardando i numeri, il 30% degli iscritti usa le app di incontri per una relazione casuale e breve, ma il 24% cerca partner seri e duraturi.

App per tutti i gusti – Tornando ai segreti della propria camera da letto, non è del tutto vero che le app consentono di esprimere più liberamente i propri gusti sessuali: «Da una parte si, perché si sta parlando con uno sconosciuto, ma le conversazioni sono veloci e frammentate, quindi spesso è difficile capire l’interazione» ritiene il professore. Ma è veloce anche la vita contemporanea e le aziende proprietarie dei siti di appuntamenti si adeguano: nascono app dedicate ad amanti della corsa, della bicicletta, per aristocratici, nerd e per preferenze sessuali particolari. Sembrano luoghi dove ci si scambiano interessi in comune, in realtà è più freddamente la risposta che incontra la domanda, come analizza il professor Scarcelli: «L’app ti promette la scorciatoia per arrivare dove vuoi, deve aiutarmi come un mago a trovare ciò che voglio senza perdere tempo. Come nel mercato: investo poco e guadagno tanto. È una visione neoliberale dell’amore, che prima era raccontato come difficile da costruire e con incastri imperfetti, la divisione delle app è la risposta del mercato alla iper specializzazione richiesta oggi».

Le app e la realtà – I dati non possono raccontare tutto, né dirci se un appuntamento organizzato in rete possa aiutare o danneggiare una persona nella conoscenza di se stessa. Ma bisogna ricordare che i luoghi digitali sono collegati alla realtà e non devono essere un rifugio dove scappare. Il professor Scarcelli in merito: «Spesso immaginiamo che le tecnologie possano liberare e cambiare comportamenti, mentre sono molto connesse al sociale e alla pressione sociale».
