«Ora ho da fare, devo caricare per l’Ucraina» dice al telefono Vincenzo Faccendini, titolare dell’Antico pastificio umbro di Foligno. Risponde così perché oggi è il giorno della spedizione. Tagliatelle all’uovo, al tartufo, lenticchie. Pasta a sfoglia gialla o verde con il basilico, quest’ultima più gradita agli adulti che ai bambini. La presidente dell’associazione Casa dei popoli, Kateryna Ketsman, ha conosciuto il signor Enzo – tutti lo chiamano così – quattro anni fa al centro di raccolta per l’Ucraina. Lui aveva chiesto: «Può servire un po’ di pasta?». Erano passati pochi giorni dall’inizio dell’invasione russa e c’era bisogno di tutto: cibo, vestiti, beni di prima necessità. Da Foligno i primi bancali erano partiti poco dopo. «In realtà questa guerra non è cominciata nel 2022. Se si fosse raccontata dall’inizio, dal 2014, forse la situazione sarebbe diversa» giura Kateryna. L’emergenza non è ancora finita ed Enzo non ha smesso di aiutare.
Unione – I bombardamenti sulle infrastrutture energetiche rendono l’inverno ucraino ancora più duro. Ecco perché Enzo, questa volta, ha preparato anche una borsa con alcuni vestitini. Dice che ai suoi nipoti non entrano più. Il furgone blu dell’associazione LeLeKa, pronto per essere riempito di scatoloni di pasta fresca, è appena arrivato da Rimini. Una volta tornato in Romagna, tutto il materiale raccolto sarà radunato su alcuni camion diretti in Ucraina. Alla guida c’è Vitaliy Maydanyuk, originario di Kyiv. Il sorriso che nasconde sotto i baffi arricciati è la cartolina di un umorismo tutto particolare, un inedito ibrido ucraino-romagnolo. Appena scende, corre ad abbracciare Kateryna ed Enzo. «Con i nostri amici italiani e tutte le associazioni di ucraini in Italia abbiamo acquistato generatori per cinque ospedali di Kiev e due ambulanze – racconta Vitaliy – abbiamo dimostrato tutta la nostra unità in un periodo difficile».
Umanità e cibo – Dalla Romagna ha portato con sé una bottiglia di amaro alle erbe e una scatola di cioccolatini assortiti da regalare ad Enzo: il cibo che diventa solidarietà, riconoscenza reciproca, speranza per il futuro. «È una persona vera. Grazie a lui impariamo cosa vuol dire umanità. Quello di Enzo è il vero Made in Italy a livello globale. E poi non rompe le scatole!» ironizza Vitaliy. Nelle sue parole ci sono il grande rispetto per l’imprenditore e l’amicizia per l’uomo.
Un’altra vita – Anche perché dall’Antico pastificio umbro non arrivano solo pennette e tagliatelle. Sul furgone per l’Ucraina sale la rappresentazione di gusto nuovo, una trasformazione culinaria e culturale: «Per la nostra gente è un simbolo di caldo. Tante persone non sapevano come cucinare la pasta, la nostra viene sempre stracotta perché il grano non è adatto. Questo è un prodotto diverso, ha un’altra consistenza. Un’altra vita».
Boršč – Se per noi la pasta è l’alimento tipico che riunisce la famiglia, il suo corrispondente in Ucraina si chiama boršč. Si tratta di una minestra a base di barbabietola, carne e verdure che dal 2022 è stata riconosciuta come patrimonio immateriale dall’Unesco. Per cucinarlo i bisnonni di Vitaliy utilizzavano i prodotti dell’orto e gli ingredienti riposavano nel forno per una notte intera. Oggi il boršč assume colori e sapori nuovi, ritocchi di modernità e cucina molecolare, ma resta comunque il piatto simbolo della tradizione ucraina. Secondo Vitaliy bisogna combattere anche per questo, perché la resistenza di un popolo si fa anche a tavola: «I russi dichiarano che appartiene a loro. Ormai rubano tutto, anche il boršč».














