Entrare nel tepore di una cucina di Perugia e vivere, per una sera, il calore di un intero popolo. Con Daniela Romero ed Evelyn Pina abbiamo assaggiato i sapori della terra da cui mancano da troppo tempo. Tra profumi di mais caldo e mani che lavorano l’impasto, prende forma uno dei piatti simbolo della tradizione culinaria venezuelana: l’arepa.

Le arepas – «È un cibo che mangiamo a colazione, pranzo e cena – dicono Daniela ed Evelyn – è facile da preparare ma un solo morso ci riporta a casa». A base di farina di mais e cotta su una piastra, l’arepa è un alimento quotidiano, sempre presente nelle case venezuelane. «Con la situazione che c’è ora nel paese – spiegano Daniela ed Evelyn – l’arepa è diventata famosa in tutto il mondo. Prima era il contrario: erano gli altri a venire in Venezuela. Oggi invece tanti venezuelani vivono all’estero cucinando e diffondendo i nostri piatti». La sua origine risale all’epoca precolombiana quando veniva preparata dai cumanagoti, un’etnia del ramo caraibico che viveva in quella zona del Sud America prima dell’arrivo dei conquistadores.

Il ripieno – Si possono scegliere differenti modi per condirle, dai più semplici ai più elaborati. La versione più basica è quella con burro e formaggio grattugiato. «È – spiegano – come la vostra pizza margherita». Ci sono anche ripieni più ricchi come la celebre reina pepiada, una delle più amate in Venezuela. Si tratta di un’insalata cremosa di pollo sminuzzato, avocado e maionese, a cui spesso si aggiungono cipolla o erbe aromatiche.
Un gesto semplice – Preparare le arepas non è solo cucinare, ma anche condividere un momento di comunità. Mentre l’impasto prende forma, Daniela ed Evelyn raccontano una tradizione divertente. Il gesto con cui si modellano le arepas ricorda quello di un applauso. Per questo ai bambini si canta la filastrocca: «Arepita de manteca, pa’ mamá que da la teta. Arepita de cebada ¡pa’ papá que no da nada!», («Piccola arepa fatta con lo strutto, per la mamma che allatta. Piccola arepa fatta con l’orzo, per il papà che non dà niente!»).

Un paese liberato – Daniela ed Evelyn si sono conosciute proprio in Italia nove anni fa. Oggi parte delle loro famiglie vive in Europa, soprattutto in Spagna, mentre altri parenti sono rimasti in Venezuela. «Speriamo – dicono – di poter tornare più spesso quando le cose miglioreranno». Dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolàs Maduro da parte degli Stati Uniti, lo scorso gennaio, raccontano che la situazione nel Paese è migliorata, anche economicamente. «La “malattia” (Maduro, ndr) è andata via – dicono sollevate – mancano ancora tante cose ma speriamo che possa iniziare un vero processo di recupero». Negli ultimi anni la crisi economica e politica ha reso difficile la vita quotidiana. «Prima il narcotraffico non era un problema – raccontano – se ne sentiva parlare in Colombia, ma non da noi».
Profumo di casa – Nonostante le difficoltà, il legame con la propria terra resta forte e passa spesso attraverso i gesti più semplici: raccontare, cucinare e condividere un piatto della propria terra. «Casa è casa – dicono – la lingua, le persone, le abitudini… sono cose che non si dimenticano». E mentre le mani lavorano l’impasto e le arepas cuociono sulla piastra, per una sera il Venezuela prende forma anche a Perugia.
