“La profonda sensazione di disagio e di paura che si prova al pensiero ricorrente di possibili disastri legati al riscaldamento globale e ai suoi effetti ambientali”. Con questa definizione la Treccani introduce nel 2022 il neologismo ecoansia. L’American Psychological Association ha iniziato a parlarne nel 2018, pubblicando un rapporto in cui ne parla come “la paura cronica del cataclisma ambientale che deriva dall’osservare l’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione associata per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni”.

La situazione italiana – In Italia invece in molti non hanno mai nemmeno sentito il termine, o magari lo reputano cosa da ecologisti estremi o l’ennesima prova che i giovani sono dei fragili snowflake (“fiocchi di neve”, un termine dispregiativo usato per descrivere le nuove generazioni come troppo fragili ed emotive). Ma solo perché non ne si conosce il nome non significa che il fenomeno non esista: a dicembre 2025 Greenpeace Italia ha pubblicato un’indagine sull’ecoansia, fatta dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management, secondo cui la crisi climatica ha un impatto sul benessere psicologico nel 44% dei giovani italiani. Che la si reputi una reazione esagerata o una paura giustificata, gli effetti sono tangibili.
You Care – A Foligno esiste un’iniziativa che aiuta a dare un nome a queste emozioni. FELCOS Umbria è un’Associazione di Comuni che promuove politiche e pratiche di sviluppo sostenibile nella regione. Tra queste, nel 2024 è nato “You Care – YOUth Creating Action Research on Eco-anxiety”, con l’obiettivo di sensibilizzare e approfondire la conoscenza sul tema dell’ecoansia. Il progetto, ideato in Bulgaria, coinvolge vari Paesi dell’Unione Europea (da cui è finanziato nell’ambito del programma Erasmus+), tra cui Belgio, Lituania, Irlanda e appunto in Italia, grazie a FELCOS.

Un’iniziativa a tre livelli – Il modello di You Care è quello della ricerca-azione partecipativa: i giovani sono sia soggetto che oggetto dell’indagine. Più che la salute mentale, i temi sono la consapevolezza e la sensibilizzazione sulle cause di quelle emozioni negative. Il focus è sociale e politico, non strettamente psicologico. Simone Felice, Project manager di FELCOS Umbria, ci spiega: “You Care si è articolato in tre livelli. Prima i ragazzi hanno indagato se e come i giovani provavano emozioni legate al cambiamento climatico, dopodiché sono passati ad azioni di sensibilizzazione della cittadinanza. Hanno ideato due street action nella città di Foligno – ci spiega Simone – hanno proposto ai passanti la visione di paesaggi peggiorativi o migliorativi del contesto in cui si trovavano, tramite dei QR code, come un fiume trasformato in discarica. Nella seconda street action, invece, i passanti sono stati invitati a mettere delle emoticon per esprimere i propri sentimenti di fronte a immagini di cambiamenti climatici”.

La conclusione del progetto – Il terzo livello, che ha chiuso il progetto, è stato invece a Bruxelles, ad ottobre: i ragazzi hanno consegnato a dei rappresentanti del Parlamento e della Commissione europea una lista di azioni urgenti da prendere per affrontare il tema. In Belgio i giovani umbri hanno anche confrontato i risultati raggiunti con gli altri ragazzi europei che hanno realizzato You Care nei propri paesi. Nicolò, uno dei partecipanti al progetto, è convinto del valore dell’iniziativa: “Mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con dei miei coetanei, di approfondire e dibattere un tema che non conoscevo con dei ragazzi come me e con la cittadinanza”. You Care si propone di trasformare le emozioni negative in una positiva attenzione per l’ambiente, ma non può, ovviamente, risolvere il problema dell’ecoansia. Anche perché si tratta solo di una goccia nell’immenso oceano della salute mentale giovanile, in Italia più della metà degli under-25 soffre di qualche tipo di disturbo d’ansia e forse quella per l’ambiente è solo innestata su un malessere più profondo.
