L’indimenticabile Perugia di Galeone

Nell’ottobre del 1995 prese in corsa la panchina del Grifo: dal fondo della classifica lo portò in Serie A
Marco Taccucci, giornalista di Umbria Tv: «Dopo di lui il Perugia non fu più lo stesso»

“Non vince il più forte, ma vince il più bravo” era la frase che Giovanni Galeone ripeteva in continuazione. E il Perugia che prese in mano il tecnico napoletano subentrando a Novellino nel 1995, non era certo il più forte. O almeno non lo sembrava affatto e la Serie A appariva un miraggio. Con tre sconfitte, quattro pareggi e una sola vittoria, i biancorossi si trovavano in fondo alla classifica della B, ma questo non impedì a Galeone, che veniva da due promozioni con il Pescara e una con l’Udinese, di puntare in alto.

L’approdo al Perugia – «Durante la prima conferenza – racconta Marco Taccucci, giornalista di Umbria Tv – disse che la squadra sarebbe potuta andare in Serie A. Così destò l’entusiasmo di tutti perché a dirlo era stato un allenatore conosciuto, innovativo e reduce da grandi successi che nessuno aveva previsto». Questo attirò subito i perugini al Curi, che, dopo l’iniziale curiosità, continuarono a riempire gli spalti spinti dai risultati e dal grande carisma di Giovanni Galeone. «Si andava allo stadio – ricorda Taccucci – perché ci si divertiva a vedere il suo calcio offensivo. Lui giocava in attacco e cercava di dominare l’avversario e il suo Perugia, con organizzazione e strategia, sapeva sopperire ai deficit tecnici che naturalmente ci sono contro le grandi squadre. Questo coinvolgeva tutti, tifosi e calciatori. E poi era un allenatore che non cercava mai giustificazioni, spiegava ogni partita nel dettaglio in modo che tutti potessero capire anche le sconfitte. A ciò si aggiunge che era capace di valorizzare i talenti dei singoli: fu lui, per esempio, a capire che Federico Giunti doveva fare il regista davanti alla difesa». Quella che all’inizio della stagione 1995/1996 poteva sembrare solo una speranza, dopo poche settimane dall’arrivo di Galeone iniziò ad apparire sempre più vicina: nel giro di poco, il Grifo si trovò a lottare per i primi posti della classifica. «Dopo l’epopea del Perugia dei Miracoli della stagione 1978/1979 – prosegue Taccucci – i grifoni andarono in Serie B nell’81 e fu proprio Galeone a riportarli nella massima competizione».

Giovanni Galeone al Perugia Calcio.
Foto Roberto Settonce – vietata la riproduzione

La rottura tra Galeone e il Perugia di Gaucci – L’esonero di Galeone dell’anno successivo, dovuto a incomprensioni con il presidente del Perugia, Luciano Gaucci, provocò un grande senso di spaesamento nei tifosi. «Dopo di lui – racconta Taccucci – il Perugia non fu più lo stesso e infatti retrocesse. Io come tifoso mi sono sentito un po’ orfano di Galeone e iniziai a seguire un po’ meno i biancorossi perché subii il distacco da questo personaggio». Dopo il mister napoletano, il Grifo ha avuto altri allenatori di grande calibro come Nevio Scala, Ilario Castagner, Vujadin Boskov, Carlo Mazzone, Serse Cosmi e molti altri, ma il ricordo di Galeone è vivido nella memoria dei tifosi perugini. Dopo la retrocessione del ’97, il Perugia Calcio è tornato in Serie A nella stagione successiva e ci è rimasto fino al 2003/2004 quando giocò la sua ultima partita nella massima competizione contro l’Ancona sulla cui panchina c’era proprio, ironia della sorte, Giovanni Galeone.

Autore

Camilla Galeri

Sono laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità all'Università IULM di Milano. Vengo da Brescia, dove mi sono occupata di cronaca sportiva cittadina e sono stata addetta stampa del Brescia Calcio Femminile.