Umbria “zona rossa” per incidenti mortali sul lavoro

784 morti sul lavoro nei primi nove mesi dell'anno, 16 solo nella nostra regione secondo Inail. Un bilancio solo parziale: molti casi non vengono mai denunciati
Marco Bazzoni dal 2005 raccoglie i nomi di tutte le vittime: «Ogni giorno tra i 3 e i 4 lavoratori non fanno ritorno a casa. È un bollettino di guerra, una mattanza quotidiana»

«Una piaga che non cessa di consegnare le famiglie al dolore». Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito le morti sul lavoro lo scorso primo maggio, in occasione della Festa dei lavoratori. Sono 784 vittime dall’inizio di quest’anno, 16 solo in Umbria. Un dato che getta la regione in “zona rossa”, superando, in proporzione al numero di occupati, la media nazionale.

Settore edilizio il più pericoloso – Secondo l’ultimo rapporto Inail, tra i settori con più infortuni mortali c’è quello delle costruzioni, dove i lavoratori rischiano di più. I casi più frequenti sono le cadute dall’alto, i crolli strutturali o gli usi impropri dei macchinari. Incidenti spesso aggravati da una gestione della sicurezza non sempre adeguata da parte dei datori di lavoro: procedure incomplete, formazione insufficiente, controlli carenti e l’uso di dispositivi di protezione non idonei possono trasformare attività quotidiane in potenziali tragedie.

Il settore delle costruzioni resta il più pericoloso, ma quest’anno sono in netto aumento gli incidenti mortali nella manifattura, nel trasporto e nel commercio

Studenti senza sicurezza – A destare preoccupazione è anche l’aumento significativo delle denunce di infortunio degli studenti. Nei primi mesi di quest’anno sono state circa 54mila e per la maggior parte riguardano ragazzi sotto ai 15 anni. Un dato che, più dei numeri assoluti, racconta la fragilità di un sistema formativo che ancora fatica a garantire condizioni di sicurezza adeguate sul luogo di lavoro e durante gli spostamenti. Tra i più giovani manca soprattutto la cultura della prevenzione: raramente ricevono una formazione specifica sull’uso di attrezzature, sui comportamenti a rischio o sulle procedure da seguire in caso di emergenza. E quando gli studenti entrano in contesti lavorativi esterni, come previsto dai percorsi formativi obbligatori, il divario tra ciò che la scuola insegna e ciò che le aziende applicano diventa ancora più evidente.

Marco Bazzoni

Mondo sommerso – Rispetto al 2019, le denunce di infortunio sono in diminuzione, mentre resta costante il numero degli incidenti mortali. Ma i dati forniti dall’Inail non tengono conto dei lavoratori non in regola, per i quali non esistono denunce. O dei tanti che, arrivati in pronto soccorso, omettono di essersi feriti sul luogo di lavoro per paura di ritorsioni. Difficile avere contezza di questo mondo sommerso: da oltre vent’anni ci prova un operaio fiorentino, Marco Bazzoni, che ha raccolto in un archivio tutte le vittime sul lavoro, anche quello in nero. «Ogni giorno tra i 3 e i 4 lavoratori (a volte anche di più), non fanno ritorno a casa. È un bollettino di guerra, una mattanza quotidiana».

L’ultima vignetta di Mauro Biani sulle vittime del lavoro, con i dati raccolti da Marco Bazzoni

Marco Bazzoni al mattino, prima di andare in fabbrica, cerca le notizie di queste tragedie. Lo fa leggendo le poche righe di un’agenzia di stampa o dai trafiletti dei quotidiani. «La mia è una lista lunghissima, ma incompleta, perché sono solo le notizie che sono riuscito a monitorare personalmente». Quando il nome non è citato, cerca di mettersi in contatto con tutte le fonti possibili per ricostruirne l’anagrafe. Poi annota il nome, l’età, la professione e la città in cui è avvenuto l’incidente. Senza però limitarsi a questo. Spesso rintraccia i parenti, per dare loro un messaggio di solidarietà o per assicurarsi che ottengano giustizia. Da parte sua, un appello accorato: «Non chiamiamole morti bianche. C’è sempre un responsabile dietro a queste tragedie, che di bianco non hanno proprio nulla».

Autore

Alessandra Moreschini

Umbra, vivo a Foligno. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Siena.