Nuova bufera su Francesca Albanese. Con la presentazione del suo rapporto alla Terza Commissione dell’Assemblea Generale, la relatrice speciale dell’Onu ha accusato 63 Paesi di essere complici del «genocidio israeliano a Gaza». Albanese punta il dito, tra gli altri, verso Usa e Italia.
Gli stati sono ritenuti responsabili di aver «armato, fondato e protetto l’apartheid militarizzato di Israele», consentendo alla sua impresa coloniale di insediamento di «metastatizzare in genocidio». Ha, inoltre, evidenziato come il sostegno si sia concretizzato in diverse forme. Gli Usa sono accusati di «copertura diplomatica», mentre Paesi come Germania, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Polonia, Austria, Italia, Turchia ed Egitto sono finiti nel mirino per aver continuato la fornitura e il transito di armi verso Israele.
Le accuse di Albanese hanno scatenato le reazioni della politica. La relatrice è stata attaccata anche dal Governo italiano che ha preso subito le distanze da quanto dichiarato. Maurizio Massari, ambasciatore all’Onu, ha difeso l’operato del Paese definendo il rapporto presentato da Albanese come «totalmente privo di credibilità e imparzialità». Il contenuto, secondo Massari, eccede il mandato del relatore speciale, che non include indagini su presunte violazioni commesse da altri stati, né giudizi sulla cooperazione tra Paesi terzi e la Corte penale internazionale.
L’attacco più duro è arrivato da Danny Danon, il rappresentante permanente di Israele, che ha accusato Albanese di diffondere «da anni retorica antisemita».
