«Io, artigiano e attore: così costruisco la mia maschera e modello il mio personaggio»

Nel laboratorio di Carlo Dalla Costa, il cuoio dà volto ai personaggi della Commedia dell’Arte che ancora oggi racconta storie
L'attore umbro, classe 1989, approfondisce il processo di realizzazione delle maschere che prendono vita sul palco

Nella bottega di Carlo Dalla Costa, ogni maschera nasce da un dialogo silenzioso tra il cuoio e l’anima di chi lo lavora. Lentamente, mani sapienti modellano e danno forma a un personaggio che non è solo pellame, ma identità, memoria, teatro.

Teatro come artigianato – Carlo, classe 1989, è un attore umbro che, dopo essersi formato in varie realtà locali, è approdato alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine sotto la direzione di Claudio De Maglio. Qui, seguito da maestri di fama internazionale, ha approfondito lo studio della recitazione con particolare focus sulla maschera. Dallo studio iniziale del soggetto alla costruzione, fino alla messa in scena. Un lungo processo creativo che ancora oggi porta avanti ora nella sua Umbria, appoggiandosi ad un piccolo laboratorio artigianale nella località di Bosco. «Queste esperienze mi hanno trasmesso la voglia di fare materialmente quest’arte – spiega l’attore – il teatro così non è solo un aspetto legato al palcoscenico ma diventa vero e proprio artigianato».

La maschera – Per Carlo Dalla Costa la maschera è il fulcro intorno al quale gira la sua idea di teatro. «È un elemento che smaschera la realtà – racconta – fa vedere qualcosa di diverso, ma diventa anche megafono delle proprie emozioni, amplifica quello che si è. Permette di raccontare e raccontarsi senza aver paura del giudizio altrui». Le maschere lo accompagnano anche in varie attività che porta aventi in vari teatri umbri. Quest’arte riesce ad appassionare e comunicare anche con le persone più fragili e con disabilità con cui lavora Carlo. «Quando indossiamo una maschera – dice – portiamo addosso elementi millenari della tradizione che, di generazione in generazione, sono arrivati a noi. Il nostro compito è quello di trasmettere questo bagaglio agli altri».

L’arte del cuoio – Il cuoio l’elemento più utilizzato nelle maschere di Carlo Dalla Costa, insieme alla carta pesta o al materiale termoplastico worbla. «Il cuoio è quello che preferisco – spiega l’attore – perché è quello che richiede tempi di lavorazione più prolungati». Quando si modella il cuoio, il fattore tempo è importante. C’è un periodo per tenerlo in acqua per farlo ammorbidire, uno per l’asciugatura e uno per poi sagomarlo. «Per me è fondamentale far capire che c’è un assoluto rispetto per la materia che si andrà a plasmare», dice Carlo. «Mi ha sempre affascinato il processo che porta alla costruzione di una maschera – continua -. Si dedica del tempo verso qualcosa che lentamente trova una forma, che gradualmente si fissa in delle linee. Rimangono i segni dei chiodi e dei buchi sulla pelle, eppure il cuoio torna ad avere una sua lucentezza. Si incrocia il suo sguardo e si rimane in quel silenzio colmo di reciproco sostegno».

Rispetto di una lunga tradizione – Queste tecniche di lavoro le ha apprese negli anni da mascherai italiani e internazionali. Nel nostro Paese c’è una lunga tradizione partita dalla famiglia Sartori, padovana di origine, che, riprendendo li personaggi della Commedia dell’arte, ha recentemente realizzato le maschere per “Arlecchino, il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni messo in scena da Giorgio Strehler.

Perché la Commedia dell’arte? – È un genere teatrale che nasce in Italia nel XVI secolo, caratterizzata da attori professionisti che improvvisano le battute basandosi su un canovaccio e su personaggi fissi e riconoscibili tramite maschere. «La Commedia – racconta l’attore – ha la capacità di raccontare un tipo di comunità che ancora esiste». La nostra società ha mille sfaccettature. Ci sono servi e padroni, e gli uni non possono esistere senza gli altri. «Quando insegno lancio spesso questa provocazione, – dice Carlo – se all’Arlecchino, che nel Cinquecento scappa da Bergamo e va al Sud, cambiamo nome con Mohamed, Abdul o Victor, che ora cercano di approdare al Nord, la questione non cambia. Le dinamiche della società rimangono le stesse».

Teatro in difficoltà – Negli anni l’affluenza in teatro va sempre più diminuendo. «Non è colpa dei giovani che non ci vanno – spiega l’attore umbro – ma forse di un sistema che non è così attrattivo. In questo la Commedia dell’arte ha una sua forza e un suo fascino. Facendola non solo ci si diverte, ma si trasmette un messaggio. Si parla al popolo, raccontando l’attualità in chiave comica».

Un sogno da realizzare – E chi si vuole approcciare al mondo della Commedia dell’arte e del teatro, Carlo Dalla Costa consiglia «di avere pazienza e non aver paura di fallire. Se oggi è un no, magari domani sarà un sì». «Studiare, studiare e studiare – incalza Carlo – ma avendo sempre fiducia in se stessi». Come con il cuoio, bisogna lavorare e poi sapere attendere, avere fiducia nel processo di crescita e maturazione e farsi trovare pronti al momento giusto.

Autore

Agnese Paparelli

Sono nata e vivo ad Assisi. Mi sono laureata in Lettere Moderne e Comunicazione d'impresa presso l'Università degli Studi di Perugia. Giornalista pubblicista dal 2023, mi piace informarmi e informare su politica, sport e cultura. Sono appassionata e ho lavorato nel mondo della comunicazione digitale.