Un fegato “digitale” in grado di predire il destino di qualsiasi composto chimico ingerito dal corpo umano. Non è fantascienza, esiste già ed è stato inventato in Umbria. Nel 2002 il professor Gabriele Cruciani dell’Università degli Studi di Perugia è stato tra gli ideatori di un software d’avanguardia per la progettazione di nuovi medicinali e non solo. Una tecnologia che permette di risolvere problemi economici, sanitari ed etici, come ci racconta lo stesso professore: «Alcuni farmaci costano poco, come quelli per la pressione. Ma altri, come gli antitumorali, possono costare migliaia di euro per dose. Sono più sofisticati, ma meno prevedibili: funzionano solo su una parte della popolazione, non su tutti».

L’invenzione – Da qui l’idea di costruire un fegato “digitale”: «Abbiamo riprodotto al computer le reazioni di quest’organo, che è il grande chimico del corpo umano. Tutto passa da lì: sintetizza, distrugge e modifica le molecole», spiega Cruciani. «Quando ingeriamo un farmaco, che è una molecola artificiale, il fegato non la riconosce e cerca di distruggerlo: questo è positivo per le tossine, ma un problema per i medicinali. I chimici allora studiano come reagisce e modificano la molecola per renderla “invisibile” o più resistente alla degradazione. Le aziende farmaceutiche fanno già questo lavoro, ma sperimentano sugli animali, noi invece riusciamo a simulare tutto al computer, risparmiando tempo, costi ed evitando problemi etici».

Il Centro Umbri di Ricerca e Innovazione – Una tecnologia unica che va nella direzione della “medicina 4P”: preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa. Il lavoro del Dipartimento di chimica proseguirà con l’apertura del Centro umbro di ricerca e innovazione, il Curi, che verrà inaugurato a Spoleto nel febbraio 2026. A dirigerlo sarà lo stesso professor Cruciani. Un laboratorio innovativo e di cruciale importanza per una regione dove la popolazione invecchia e i costi della sanità aumentano. «Il sistema sanitario diventerà insostenibile se non si interviene e la prevenzione è la chiave», osserva Cruciani. «Molte malattie si manifestano solo quando sono in stato avanzato, ma i segnali chimici ci sono da prima e con la nostra tecnologia possiamo intercettarli». Questi studi verranno effettuati con l’utilizzo di macchinari di ultima generazione, detti “per la produzione di massa”, che hanno la capacità di identificare le molecole che compongono i campioni biologici in quantità infinitesimali.
Un team multidisciplinare – «Grazie al lavoro fatto negli anni abbiamo sviluppato hardware e software innovativi. Il Curi sarà un centro unico al mondo anche per questo: non ci limitiamo ad acquistare macchine, ma progettiamo software specifici per il loro funzionamento», spiega Cruciani. Per rendere possibile tutto questo, la squadra del professore non è composta solo da chimici, ma anche da informatici, biologi, fisici, matematici e medici. Un assetto raro, soprattutto in ambito accademico, dove si tende a lavorare divisi per dipartimento. Un team multidisciplinare, secondo Cruciani, è fondamentale per risolvere problemi reali e rispondere alle esigenze del territorio.

La medicina del futuro – L’obiettivo principale del Curi sarà quello di osservare nel tempo l’evoluzione dello stato di salute della popolazione. Per farlo, per tre anni, a un campione di volontari sarà richiesto un prelievo di sangue ogni tre mesi, così da capire se sono in atto cambiamenti silenziosi e costruire una mappa di salute predittiva. «Nel momento in cui viene evidenziata un’anomalia, entra in gioco la medicina classica per localizzare il problema e risolverlo. Questo, per me, dovrebbe essere già il presente. Ma abbiamo ancora bisogno di un po’ di tempo: dobbiamo costruire un database con volontari sottoposti regolarmente ai prelievi. Solo così potremo costruire modelli previsionali affidabili e incidere concretamente sulla salute del territorio».
