È l’ultimo dei quattro voti necessari per la riforma del sistema giudiziario. Per l’approvazione basterà raggiungere la maggioranza assoluta. Al centro della norma c’è la “separazione delle carriere”: una regola che obbliga chi intraprende la carriera giudiziaria, a scegliere una volta per tutte se diventare giudice o pubblico ministero. Finora, infatti, è possibile alternarsi tra le diverse funzioni. Per chi è favorevole, la riforma garantirà a entrambi i ruoli più indipendenza e autonomia. Il timore dell’opposizione, invece, è che i pubblici ministeri possano finire per trovarsi sotto l’influenza del potere esecutivo. Dopo l’eventuale approvazione del Senato la norma sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e si aprirà un conto alla rovescia: tre mesi per chiedere il referendum. Per il quale non serve nessun quorum: occorre solo la maggioranza dei voti espressi. L’Associazione Nazionale Magistrati ha già costituito il suo comitato referendario per raccogliere le 500mila firme necessarie. L’eventuale appuntamento con le urne sarebbe per la primavera 2026.
Riforma della Giustizia: oggi il voto finale in Senato
