«I guanti di lana mi facevano scivolare velocemente dalle corde del paracadute. Mi avevano raccomandato di toglierli, ma sarei dovuta tornare indietro e non volevo perdere l’occasione di lanciarmi». Il 9 aprile 1945 Paola Del Din non indossava i guanti in pelle, che assicuravano una protezione dal calore e una presa migliore. Non li portava perché non esistevano modelli della sua taglia: erano tutti troppo grandi, fatti per gli uomini. E prima di lei, in guerra, non c’era mai stata una paracadutista donna.

La lotta partigiana – Quando venne stipulato l’Armistizio, l’8 settembre 1943, Paola Del Din viveva a Udine e aveva appena compiuto vent’anni. Insieme al fratello maggiore Renato, ufficiale dell’8º Reggimento Alpini, si unì alla Resistenza friulana nelle file della Brigata Osoppo. Al suo fianco svolse ruoli di informatrice e staffetta per gli alleati finché, dopo pochi mesi appena, Renato morì per mano tedesca, durante un’azione contro una caserma fascista a Tolmezzo. «Era il 25 aprile 1944: io mi ritrovai in missione al Sud. Mia madre era rimasta al Nord, ed era stata messa in prigione come ostaggio per i suoi due figli scomparsi». Un momento drammatico, nel quale Paola si ritrovò a combattere da sola. Nonostante tutto, però, continuò ad avere speranza: «Io non ho paura, non l’ho mai avuta. Ero decisa a fare tutto il necessario per finire l’opera che avevamo iniziato nel 1943». Come nuovo atto di ribellione, decise di assumere un altro nome di battaglia, per omaggiare suo fratello: fu così che, tra le fila dei partigiani, Paola divenne Renata.
Il paracadutismo – Mentre le truppe alleate risalivano faticosamente sulla penisola, in lei avanzava il desiderio di tornare nella sua regione di nascita, il Friuli, ancora occupata. Ed essendo quasi impossibile raggiungere casa via terra, dovette farlo dal cielo. Frequentò un corso di addestramento dell’esercito britannico in Puglia, nell’aeroporto di San Vito dei Normanni. Poi fu reclutata come agente dello Special Operations Executive (Soe) di sua maestà, e nell’aprile 1945 ottenne il permesso di partecipare alla missione Bigelow, per trasportare in Friuli documenti top secret e supportare le attività patriottiche nella zona. «Finalmente tornavo al nord! Eravamo ripartiti più volte e mi ero dimenticata di togliermi i guanti. Così li ho tenuti – ricorda la partigiana – e purtroppo sono scivolata troppo in fretta». L’atterraggio con il paracadute fu rovinoso e Del Din si fratturò una caviglia, ma riuscì comunque a raggiungere gli alleati e a consegnare i documenti che aveva con sé. Quello fu solo il primo degli undici lanci che fece durante la guerra.

Dopo la Liberazione – Paola ha viaggiato negli Stati Uniti, conseguendo, a corollario della laurea in Lettere a Padova, il titolo di Master of Arts presso l’Università della Pennsylvania. Poi è tornata in Italia per insegnare alle scuole medie. Figura di spicco nel mondo associativo partigiano, è stata presidente nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà e dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra. Si è sposata e ha avuto quattro figli, che oggi la accompagnano nei numerosi incontri in cui testimonia con orgoglio la sua esperienza come patriota e agente segreto. Parla a tutti ma soprattutto ai giovani, che invita a non dimenticare gli orrori della guerra: «Non so quante volte ho predicato per le necessità del futuro, ma non mi sembra – aggiunge con un certo pessimismo – che ci sia reale comprensione delle esigenze del Paese». A 80 anni dalla nascita della Repubblica, l’impressione di Paola Del Din è che questo istituto sia in declino, e che per risollevarne le sorti si dovrebbe ripartire proprio dalle ultime generazioni: «Bisogna interessare i giovani ai lavori tecnici, che sono fondamentali e permettono alla società di funzionare. Così la Repubblica può tornare in salute».
All’alba dei suoi 103 anni, Paola Del Din è l’unica Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza ancora vivente. Il mondo attorno a lei è cambiato radicalmente ma il suo sguardo su di esso è rimasto sempre lo stesso: pieno di determinazione, di passione e di coraggio.
