Un viaggio nella Scarzuola, la città ideale di Tommaso Buzzi

Costruito negli anni ’60 in provincia di Terni, attorno a un convento del 1218, il complesso è espressione dell’architettura surrealista
Oggi il custode Marco Solari, nipote dell'artista: «Questo luogo è un cantico delle creature in pietra»

Il turista che mette piede alla Scarzuola si aspetta da un momento all’altro di scorgere un coniglio bianco con un orologio da taschino che esclama: «È tardi! È tardi!» e lo invita ad esplorare un mondo fantastico. Ma quando alle 11 si apre il portone, al posto del coniglio parlante c’è il custode Marco Solari, il quale invita il pubblico a lasciar da parte la razionalità per accogliere al meglio lo spirito di armonia del parco architettonico. «Sono arrivato nel 1981 e non sapevo nulla del posto, perché al tempo il Professore (Tommaso Buzzi, suo zio, ndr.) non permetteva più a nessuno di venire». Solari ricorda bene il momento in cui lasciò il suo lavoro nel mondo della finanza milanese per trasferirsi a Montegiove, in provincia di Terni: «Sapevo che la cosa migliore da fare era vivere qui, per fondermi con l’energia del luogo e riuscire a fare da guida».

Marco Solari

La “città Buzziana” sorge su una vallata che circonda una chiesa e un convento. Si raggiunge a piedi o in macchina: in entrambi i casi con estrema lentezza, perché l’ultimo tratto di strada è sterrato e pieno di buche. La vista che si presenta ai turisti, però, merita lo sforzo: è il Convento della Scarzuola, fondato da San Francesco d’Assisi nel 1218. Secondo la leggenda il Santo utilizzò una pianta palustre, la scarza, per costruire una capanna. Nello stesso sito fu costruita la chiesa “Sancte Marie loci fratrum minorum de Scarciola”. Il Convento venne abbandonato dai frati nel Settecento e poi appartenne ai marchesi Misciattelli di Orvieto fino al 1956, quando fu acquistato da uno dei maggiori architetti italiani del Novecento, il milanese Tommaso Buzzi. Lì, Buzzi intendeva costruire la sua città ideale, un grande monumento in cui far confluire il suo genio e la sua filosofia. «Diceva sempre – racconta Solari – che l’aggiunta che aveva fatto al convento non era dissacrante, come sostenevano tutti, ma un cantico delle creature in pietra». I lavori di restauro durarono circa vent’anni, fino alla morte del suo ideatore nel 1981. La Scarzuola era incompiuta, e toccò a Solari guidarne il completamento: «Fortunatamente ho trovato un gruppo di muratori i quali non si chiedevano mai il perché di ciò che vedevano. Se se lo fossero chiesto – esclama il custode – di sicuro non avremmo concluso niente!».

Sette teatri, un’Acropoli, vasti giardini e geometrie complesse: il turista non sa dove guardare o cosa inquadrare nei suoi scatti, travolto com’è dalle sculture in pietra di tufo che lo circondano. Gli occhi scivolano dalla Torre di Babele al Tempio del Gigante Femminile e della Madre Terra, passando per la Bocca della Balena di Pietra e la Scala Musicale di Sette Ottave, dalla quale scaturisce musica ogni volta che le persone salgono e scendono. Le strutture zoomorfe e antropomorfe in tufo si fondono con allegorie e simboli esoterici e massonici, secondo i canoni del surrealismo, di cui Buzzi era un noto esponente. All’uscita dal percorso architettonico la sensazione è quella di aver appena esplorato un paese delle meraviglie. Marco Solari conclude il giro recitando gli stessi versi che suo zio gli ripeteva ogni giorno: «Quando nel cielo si accendono le luci un veliero nero, con le vele spiegate, si inabissa nell’oceano del sonno. Per risvegliarsi al mattino, solo e arido alla riva: questa è la Scarzuola!».

Autore

Francesca Belperio

Romana, classe '01. Laureata in Giurisprudenza alla LUMSA, ho scritto per il suo magazine Aìko. Nel 2022 ho trascorso due mesi negli Stati Uniti per frequentare la School of The New York Times. E adesso faccio tappa a Perugia, prima di approdare sulla prossima testata.