L’utopia trova casa in Umbria: viaggio a Frigolandia, la repubblica dell’immaginazione

A Giano dell’Umbria questa terra della fantasia da vent’anni connette artisti, scrittori e giovani in una comunità fuori dagli schemi che custodisce l’eredità della rivista d'arte indipendente Frigidaire
Il fondatore Vincenzo Sparagna: «Nell'invenzione siamo sempre in compagnia di qualcun altro, l’immaginazione adulta è una forma di modificazione del mondo»

Tra le colline verdi e le strade secondarie della campagna umbra, c’è un posto che guarda dall’alto il piccolo comune di Giano dell’Umbria e che sfugge alle definizioni ordinarie: è Frigolandia. Un archivio, un museo, una redazione, ma più in particolare una «repubblica immaginaria», come la definisce Vincenzo Sparagna, uno dei suoi fondatori. Nata per custodire il patrimonio della rivista di controcultura Frigidaire, fondata nel 1980, e ospitarne la redazione, in questa casa dell’arte l’immaginazione non è un esercizio astratto ma una forma concreta di organizzazione culturale e politica.

Vista di Giano dell’Umbria da Frigolandia
L’ingresso di Frigolandia

La repubblica dell’immaginazione – Quando si arriva a Frigolandia si viene accolti da un grande cancello colorato, più simile all’ingresso di un parco giochi che a una residenza artistica. L’imponente scritta che riporta il nome della repubblica della fantasia lascia spazio a una stradina in salita circondata da alberi e giostre per bambini. In cima a questo sentiero c’è Vincenzo Sparagna, con i suoi folti baffi bianchi, i capelli lunghi e i piccoli occhi azzurri, pronto ad accogliere i visitatori in quella che poco più di vent’anni fa era una struttura abbandonata. La storia di questo luogo è indissolubilmente legata alla storia di Frigidaire, rivista d’arte nata ormai 46 anni fa, che si impose rapidamente come uno dei laboratori editoriali più originali della cultura italiana, mescolando fumetto, satira politica, reportage e arte visiva con un linguaggio nuovo. Accanto a Sparagna lavoravano autori come Stefano Tamburini, Andrea Pazienza e Filippo Scozzari. «Frigolandia è partita con l’idea di essere una repubblica immaginaria, perché in una repubblica ognuno è libero di esprimere quello che vuole, di pensarla come gli pare», racconta Sparagna seduto alla sua grande scrivania in quella che è oggi la redazione di Frigidaire. Un casolare ampio e saturo di ricordi, tra numeri della rivista, versioni satiriche dei principali giornali nazionali e internazionali, fotografie e quadri, che oggi ospita migliaia di visitatori ogni anno. 

Vincenzo Sparagna nella redazione di Frigidaire

La costituzione della fantasia – Attorno a questa realtà, negli anni, si sono stratificate definizioni volutamente paradossali: città immaginaria dell’arte mai vista, riparo per i naviganti del pensiero, prima repubblica marinara di montagna. Formule ironiche, ma capaci di restituire l’idea di uno spazio aperto all’invenzione e alla contaminazione. «Abbiamo anche una costituzione di tre articoli, probabilmente la più breve del mondo», ironizza Sparagna. Il primo articolo definisce Frigolandia come «libera unione di uomini, donne, bambini, animali, piante e minerali fondata sulla fantasia», mentre tra i principi compaiono il rispetto per la terra, la convivenza pacifica e il rifiuto di ogni intolleranza culturale, sociale, etnica o religiosa. La struttura istituzionale riflette lo stesso spirito: un’assemblea dei cittadini elegge un presidente che rappresenta l’unità politica, artistica e di governo della repubblica. «Poi il presidente praticamente sono io da una vita. – osserva Sparagna con ironia – Un mio amico dice che siamo una repubblica mono-anarchica». Dietro la battuta resta però l’idea di connettere energie creative e persone con esperienze culturali diverse che spaziano dal fumetto e dal disegno alla fotografia, passando per il cinema e la videoart. «Viviamo in un mondo fatto di tante piccole minoranze e qui vogliamo metterle in relazione, da Milano a Siracusa».

Archivio della controcultura – Quando nei primi anni Duemila i redattori di Frigidaire dovettero lasciare la storica sede romana di Monteverde, nacque l’esigenza di trovare un luogo che fosse insieme archivio e laboratorio. L’accordo con il Comune di Giano dell’Umbria ha dato forma a questa nuova fase: una convenzione a lungo termine che scadrà nel 2045 e che oggi consente a Frigolandia di festeggiare vent’anni di attività. L’appuntamento per le celebrazioni è, come ogni anno, il 25 aprile, Giornata della liberazione dei frigoriferi intelligenti. «In questi anni da qui sono passate tante persone, perlopiù giovani: io ormai faccio il nonno direttore». In questi spazi sono custoditi numeri storici, tavole originali, manifesti e materiali editoriali che raccontano una stagione irripetibile della controcultura italiana. Nel 2008 quella storia è stata ricostruita anche nel volume, pubblicato da Rizzoli, Frigidaire. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo. Il rapporto con il presente resta centrale, anche sul piano editoriale: Frigidaire è rimasta in edicola fino al 2017, quando la crisi dell’editoria ha cambiato radicalmente il quadro. «Da 30mila edicole siamo passati a 10mila e le nostre tirature normali, 30-40 mila copie, sono diventate impossibili da sostenere». Questo ha imposto una ridefinizione del progetto economico e organizzativo, così il lavoro editoriale è rimasto, ma in una forma diversa, sostenuto soprattutto da collaborazioni volontarie e da una rete di abbonati.

I numeri più recenti di Frigidaire
L’ingresso del casolare di Frigolandia

La resistenza culturale – Questa resistenza culturale si accompagna a un metodo di lettura della realtà che Sparagna rivendica come tratto distintivo del progetto. «Abbiamo sempre avuto un carattere politico, ma senza ideologie di partenza. Non siamo schierati né con la destra né con la sinistra e non sono mai mancate critiche profonde anche verso quei movimenti che per definizione dovrebbero esserci più vicini». Una posizione che spesso colloca Frigolandia in una zona controcorrente, distante dalle appartenenze immediate. Al centro resta l’idea di uno sguardo capace di sottrarsi alla semplificazione e che vede nella relazione umana un momento fondante. «Nell’invenzione ciascuno di noi – racconta Sparagna – è sempre in compagnia di qualcun altro, l’uomo in quanto essere sociale non può sottrarsi a questa sua comunanza con gli altri». In questo quadro, la fantasia non coincide mai con evasione. «Il lavoro creativo è un lavoro politico e viceversa perché l’immaginazione adulta è una forma di modificazione del mondo –  afferma – Non si tratta di vivere in un sogno, ma di sognare a occhi aperti, con lucidità».

Autore

Giorgia Olivieri

Giornalista gen z marchigiana, trapiantata in Umbria. Laureata prima in Lettere moderne all'Università degli studi di Perugia e in seguito in Comunicazione pubblicitaria, storytelling e cultura d'immagine all'Università per Stranieri di Perugia. Pubblicista dal 2024, da sempre appassionata di cultura, società e politiche di genere.