L’Umbria che invecchia ma non si arrende: l’esempio di Auser

Franca Gasparri, presidente dell’organizzazione. «La nostra filosofia? Anziani che aiutano altri anziani, e non solo»
Terza per età media in Italia, la regione combatte l'emergenza invisibile della solitudine

In Umbria la solitudine avanza. Non è un’emergenza da prima pagina, ma un logorio quotidiano che avviene dietro le persiane accostate delle città. E non avviene in una regione qualunque, ma nella terza, secondo l’Istat, per età media più alta. «In Umbria ci sono tanti anziani soli che vivono dentro gli appartamenti e che hanno dimenticato il fuori», ci dice Franca Gasparri, presidente di Auser Umbria. Racconta di un uomo rimasto prigioniero del suo terzo piano per tre anni, non per malattia, ma per l’angoscia del rientro: «Scenno e scenno, ma dopo com’arsalgo, diceva in un perugino che condensa tutta la fatica della vecchiaia».

Il Filo d’Argento – È in questo vuoto che l’Auser agisce. «Ci occupiamo di invecchiamento attivo. Le competenze, la storia, le conoscenze degli anziani vengono messe al servizio della società e soprattutto delle persone fragili», spiega Gasparri. Il Filo d’Argento è il cuore di questa rete: tre volontari in sede e 22 autisti che nel solo territorio umbro hanno macinato 111.789 chilometri in un anno. Non sono solo viaggi verso i centri Alzheimer o gli ospedali per aiutare gli anziani a raggiungere la sanità, a volte sono solo spedizioni per strappare un sorriso a chi ne ha bisogno. «Ricevemmo la telefonata di una signora che voleva andare a comprare la pizza in un posto perché ricordava che lì era buonissima. L’abbiamo accompagnata, per il benessere di questa signora», ricorda la presidente. Quando il telefono squilla non si chiede solo assistenza. Durante il Covid, l’Auser ha tenuto compagnia con circa 600 telefonate al mese. «I nostri anziani si mettono a disposizione di chi ci cerca. Si raccontano storie, qualche volta preparano anche le ricette di cucina, raccontano gli amori di gioventù», dice Gasparri, aggiungendo che in quelle ore «abbiamo fatto due o tre guerre mondiali, è la voglia di narrare delle persone che le fa essere meno sole».

Il Piedibus – La mattina, la rete si sposta davanti alle scuole con le “casacche arancioni”. Il Piedibus coinvolge 250 bambini che camminano in fila indiana verso la classe. «Siamo molto contenti che 250 macchine non si trovino davanti alle scuole nel momento clou dell’ingresso», osserva Gasparri. È un impegno fisico che sfida l’anagrafe: «Per i nonni è una cosa importante, bella e faticosa, ma per fortuna i vecchi dormono poco e arrivano lì presto».
L’obiettivo per Auser è anche l’emancipazione, la stessa che l’associazione cerca di dare alle donne migranti con corsi di italiano a Ponte Felcino. La filosofia di Auser resta una: «Anziani aiutano altri anziani e non solo». In questa Umbria che invecchia, il vero nemico non è il tempo, ma il silenzio di chi non ha più nessuno a cui raccontare la propria storia.





Autore

Libero Stracquadanio

Nato in Sicilia nel 2002, sono cresciuto nella mia città, Modica. Finite le scuole superiori, mi sono trasferito a Bologna, dove ho conseguito una laurea triennale in Scienze della Comunicazione e scoperto la passione per il giornalismo e la politica.