La Tenda di Gionata, la Chiesa e l’accoglienza dei credenti Lgbtqia+

Dal 2007, il Progetto Gionata è un luogo di ascolto e aiuto per i cattolici queer
Il presidente Innocenzo Pontillo: «Le persone non devono più scegliere tra la loro fede e ciò che sono»

«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». Papa Francesco pronuncia queste parole seduto sul suo sedile, a bordo di un aereo che in quel caldo luglio 2013 ha appena lasciato Rio de Janeiro. «Il Catechismo della Chiesa Cattolica – continua il Papa – spiega molto bene questo punto. Dice che non si devono emarginare queste persone, che devono essere accolte». I giornalisti che seguono il Pontefice durante i suoi viaggi apostolici ascoltano con attenzione: il neoeletto Papa già sorprende. Sembra l’inizio di una Chiesa diversa, quella dei suoi dodici anni di pontificato: una Chiesa che parla di fratellanza e che prova a confrontarsi con il progresso.

Una battaglia interiore – C’è però chi questo Papa lo aspettava più di altri. Persone che hanno vissuto una battaglia interiore, quella tra ciò che sentono di essere e ciò che, secondo alcuni dogmi, dovrebbero essere. Persone che credono in un Dio che, nella lettura più rigida della dottrina, li ha spesso definiti “eretici”. Eppure esiste un luogo in cui queste persone possono vivere pienamente la loro fede: è il Progetto Gionata, una realtà che riunisce credenti con l’obiettivo di conciliare fede e omosessualità e di «far conoscere il cammino che i cristiani Lgbtqia+ compiono ogni giorno nelle loro comunità e nelle diverse Chiese», come si legge sul loro sito web.

Un nuovo spazio di accoglienza – Il Progetto Gionata nasce nel 2007, a Firenze, dopo una veglia per il superamento dell’omofobia e della transfobia organizzata nella chiesa valdese della città. Seduti ai banchi, con lo sguardo fisso sulla croce appesa al muro spoglio, ci sono anche Innocenzo Pontillo e suo marito. «In quell’occasione – racconta Pontillo, oggi presidente del Progetto Gionata – mi resi conto di quanto fosse necessario creare uno spazio dove le persone potessero trovare informazioni e non solo condanne».  Da quell’urgenza nasce un sito, gestito interamente da volontari, che negli anni diventa un punto di riferimento per credenti Lgbtqia+. Ma non solo: anche genitori e operatori pastorali in cerca di informazioni. «All’epoca, nel web c’era il deserto – spiega Pontillo – O silenzio o siti che ti dicevano che dovevi cambiare, curarti. Le persone che si approcciavano a noi scoprivano che non dovevano scegliere tra la loro fede e ciò che erano: capivano che le due cose potevano convivere».

L’eredità di don Davide Esposito – Il nome non è casuale: Gionata, figlio di Saul, è una figura biblica legata a re Davide da un’amicizia profonda. «Non è una storia “gay” in senso moderno – chiarisce Pontillo – ma è una relazione affettiva fortissima, raccontata nella Bibbia senza paura. Per noi era un simbolo potente». La svolta arriva nel 2019, quando una mail inattesa cambia il destino del progetto. «Pensavo fosse spam», ammette Pontillo. Invece era la curatrice testamentaria di don David Esposito, un sacerdote marchigiano che aveva deciso di destinare parte della sua eredità al Progetto Gionata, chiedendo che quell’accoglienza virtuale diventasse reale. Nasce così la Tenda di Gionata, associazione che oggi conta circa 300 soci in tutta Italia. «La chiamiamo “tenda” – dice Pontillo – perché nella Bibbia è il luogo dove c’è spazio per tutti. Un posto che protegge e accoglie».

Un incontro speciale – Nell’abbraccio della Tenda si uniscono tantissimi genitori. Cercano di capire cosa stanno affrontando i loro figli, vogliono sapere come supportarli e molti di loro invitano attivamente la Chiesa ad aprire un dialogo. «Quando a bussare alle porte dei vescovi sono i figli in cerca di dialogo – spiega il presidente – spesso non vengono ascoltati. Quando vanno i genitori, le porte si aprono». Poi arriva l’incontro che segna una tappa storica: un colloquio con Papa Francesco. Ed è proprio una mamma a proporlo. «Pensavamo che non ci avrebbero mai risposto», dice Pontillo. Invece la risposta arriva. L’udienza con Papa Francesco si tiene dopo il primo lockdown, nel 2020. A rappresentare la Tenda è Mara, vicepresidente dell’associazione e madre di un ragazzo gay. «Quando disse al Papa: “Santità, io sono la mamma di un figlio cattolico e omosessuale” – ricorda Pontillo – lui rispose semplicemente: “Fai bene ad accogliere tuo figlio, seguilo. Anche la Chiesa deve accogliere, perché siamo tutti figli di Dio”».

Il Giubileo arcobaleno – Da lì, il dialogo diventa un cammino. Nel Giubileo, la Tenda di Gionata chiede e ottiene di poter compiere ufficialmente il pellegrinaggio e attraversare la Porta Santa. Un gesto simbolico potentissimo. «Ci dicevano che sarebbe stato impossibile – ricorda Innocenzo Pontillo – Invece, quel giorno, più di 1400 persone da tutto il mondo hanno attraversato la Porta Santa insieme». Tra loro, anche una croce di legno dipinta con i colori dell’arcobaleno. «Quando una volontaria del Vaticano ci disse: “Quella è la vostra croce? Portatela con voi”, abbiamo capito che qualcosa era davvero cambiato», ricorda Pontillo.

Un cammino che va avanti – Dopo la morte di Papa Francesco, però, sorgono molti interrogativi. Con l’elezione di Leone XIV, in molti si chiedono se quel cammino di apertura avrebbe trovato continuità. «Leone ha uno stile diverso dal suo predecessore – sottolinea Pontillo – meno gesti simbolici, meno frasi destinate a diventare titoli. Ma nella sostanza, i processi avviati da Francesco non si sono fermati». Alla vigilia del pellegrinaggio giubilare della Tenda, padre James Martin, impegnato nella pastorale con le persone Lgbtqia+, incontra il nuovo Papa e gli spiega che accompagnerà il gruppo: «Continua – gli risponde Leone – è una cosa giusta. Francesco ti ha affidato questo compito, portalo avanti». Anche monsignor Savino, vicepresidente della Cei, chiede udienza per capire se presiedere la Messa: «Vai, fai bene ad essere presente», è la risposta del nuovo Papa. Il Giubileo non solo non viene bloccato, ma viene preparato con attenzione. «Leone – osserva Pontillo – non cambia le regole, ma dà struttura e continuità a ciò che prima rischiava di restare solo un’intuizione profetica».

Una tenda nel cuore della Chiesa – Oggi la Tenda di Gionata continua a offrire formazione, accoglienza, ascolto. Attraverso il servizio “Mi fido di te”, risponde ogni giorno a mail che domandano aiuto o spiegazioni. «Ci scrivono ragazzi di piccoli paesi che chiedono: dove posso essere gay e cattolico? – racconta Pontillo – Spesso hanno sotto casa una parrocchia accogliente e non lo sanno». Il cammino, però, non è lineare: «In Italia esistono tante Chiese – sottolinea Pontillo – Nel raggio di pochi chilometri puoi trovare una comunità che accoglie e un’altra che ti respinge». È per questo che, secondo lui, il lavoro più urgente resta quello quotidiano, che fa meno rumore. «I cambiamenti ufficiali arrivano sempre dopo – dice – Intanto, però, le persone vivono, soffrono, cercano Dio. E qualcuno deve camminare con loro». Ed è proprio qui che le parole pronunciate da Papa Francesco su quell’aereo si fanno concrete. Non ancora in un documento, ma in una tenda aperta, piantata nel mezzo della Chiesa, dove c’è spazio per tutti.

Autore

Caterina Aurora Malanetto

Nata a Torino nel 2001 e cresciuta nella provincia, sono da sempre appassionata di politica e attualità. Dopo una laurea in Scienze politiche, proseguo gli studi in Comunicazione pubblica e politica presso l'Università degli Studi di Torino. Ho scritto per alcune testate indipendenti e quotidiani locali.