«L’eredità di Papa Francesco è un lascito impegnativo. Le donne? Il cammino è ancora lungo»

Dopo il lungo pontificato di Bergoglio, Leone XIV è chiamato a tenere insieme riforme, tradizione e futuro: intervista a Ignazio Ingrao, vaticanista del TG1
«Il compito della Chiesa è dialogare con un mondo in evoluzione senza perdere la sua identità»

8 maggio 2025, ore 18.07. Al quarto scrutinio del conclave, Robert Francis Prevost viene eletto Papa della Chiesa cattolica. L’eredità lasciata da Bergoglio è un lascito impegnativo: un pontificato segnato dal ritorno all’essenzialità del Vangelo e da riforme profonde, dalla lotta agli abusi sessuali alla trasparenza finanziaria, fino alla riforma della Curia romana. Tradizione ed evoluzione: due mondi apparentemente opposti, chiamati a convivere all’interno di una Chiesa protagonista della storia da duemila anni. «Leone XIV raccoglie questo patrimonio in un contesto complesso. Le congregazioni generali gli hanno chiesto di ricostruire unità e armonia – spiega Ignazio Ingrao, vaticanista del TG1 da dieci anni – in una Chiesa che, sotto la spinta delle riforme, ha vissuto tensioni forti, soprattutto sul tema della sinodalità e della partecipazione del popolo di Dio alle decisioni ecclesiali».

In quale direzione si sta muovendo il nuovo pontificato?

«Leone XIV sembra orientato a evitare strappi e spaccature. Anche Francesco ha sempre cercato di scongiurare il rischio di scismi, pur portando avanti riforme incisive. Il nuovo Papa ora punta a tenere insieme le diverse sensibilità presenti nella Chiesa, cercando di garantire a tutti uno spazio e una piena appartenenza».

Qual è oggi il rapporto tra tradizione e cambiamento nella Chiesa?

«La tradizione è parte costitutiva della vita della Chiesa, fondata sulla Scrittura e sulla tradizione come sua interpretazione. In duemila anni la Chiesa si è evoluta e ha dialogato con il mondo senza rinnegare la propria identità. Più che di “tradizionalismo”, si può parlare di una Chiesa identitaria, che richiama con forza simboli e dottrina, soprattutto di fronte alle grandi questioni contemporanee, dall’affettività al ruolo della donna».

A proposito, a che punto è il ruolo delle donne nella Chiesa?

«Papa Francesco ha dato un’accelerazione significativa, nominando donne in ruoli di vertice nella Curia e modificando norme che ne limitavano l’accesso. Restano però forti resistenze quando si affronta il tema dei ministeri ordinati, in particolare il diaconato femminile. Il clericalismo continua a rappresentare un ostacolo culturale profondo. Francesco ha aperto una strada, ma il cammino è ancora lungo».

Quali sono le principali sfide nel rapporto con la società di oggi?

«La sfida centrale è antropologica: chiarire cosa intendiamo per uomo e per donna in un contesto segnato da profonde trasformazioni culturali, scientifiche e tecnologiche. Prima di offrire indicazioni morali, la Chiesa deve definire il proprio quadro di riferimento. Non a caso la prima enciclica di Leone XIV potrebbe essere dedicata all’intelligenza artificiale. La Chiesa non ha mai temuto il progresso tecnologico, ma ne sottolinea i rischi etici, chiedendo che l’innovazione sia sempre al servizio della persona e non il contrario».

Che rapporto ha la Chiesa con i giovani e quali prospettive si aprono per il futuro?

«Eventi come il Giubileo mostrano una partecipazione giovanile ampia, anche se diversa dal passato. La fede è spesso vissuta in modo più individuale, ma la ricerca spirituale resta viva, tra volontariato e percorsi personali. Guardando al futuro, la Chiesa è chiamata a essere una voce profetica in un mondo segnato da conflitti, migrazioni e crisi ambientali, continuando al tempo stesso la lotta contro gli abusi e coinvolgendo sempre di più i laici, soprattutto in un contesto di diminuzione delle vocazioni sacerdotali».