Un luogo di culto trasformato in qualcosa di diverso, senza perdere la propria anima. Dal 1993 il monastero di Santa Giuliana, a Perugia, ospita la Scuola Lingue Estere dell’Esercito Italiano. Nell’ampio chiostro, dove un tempo passeggiavano in silenzio le monache, oggi risuonano passi ritmati: sono quelli di uomini e donne in uniforme, arrivati qui per imparare le lingue straniere necessarie al loro mestiere. A guidare questo crocevia tra Storia, formazione e innovazione è il Generale Pietro Romano, al vertice della Scuola. «Le lingue – spiega Romano – sono funzionali a creare un ambiente disteso con la popolazione locale, con le istituzioni e con le autorità. Ad esempio, conoscere il francese in un Paese francofono dell’Africa aiuta ad abbattere barriere che normalmente si instaurano tra noi, la popolazione e le truppe militari straniere. Aiuta a stabilire un clima sereno».



Competenze uniche – La Slee è l’unica scuola dell’Esercito Italiano dedicata alla formazione linguistica e alla certificazione secondo lo standard Joint Forces Language Test (Test Linguistico delle Forze Congiunte), un riconoscimento che distingue le competenze linguistiche dei militari italiani rispetto alle certificazioni civili più diffuse. «Noi attestiamo le competenze linguistiche secondo lo standard Nato, ed è questo che ci differenzia in maniera determinante», sottolinea il Generale.
Non solo le lingue base – Oggi la Scuola opera su più fronti: le lezioni si svolgono tra Perugia, Roma, online con modalità e-learning e persino direttamente presso enti e reparti dell’Esercito. La formazione non riguarda solo le lingue “di base”: «Oltre all’inglese e all’italiano, insegnato anche al personale straniero proveniente da 28 Paesi diversi, ne trattiamo circa trenta», aggiunge Romano. La Scuola offre anche corsi specialistici per altre amministrazioni dello Stato e per militari stranieri destinati alle Accademie Militari e agli organismi di alta formazione dello Stato Maggiore della Difesa.
Studiare con l’AI – Ma la Scuola non è solo lingue: è anche innovazione. «Stiamo continuando ad approfondire l’intelligenza artificiale oltre che integrarla – racconta Romano – I docenti la usano durante le lezioni, per tradurre e correggere alcuni esercizi». «Il prossimo step – spiega il Generale – sarà quello di inserire in aula, oltre al docente, anche un avatar». Le classi sono già tecnologicamente avanzate, dotate di computer, Tv e tablet, combinando metodi tradizionali e strumenti digitali all’avanguardia.
Il monastero – Il tutto si svolge in un luogo carico di Storia. Il monastero di Santa Giuliana fu ufficialmente riconosciuto nel 1253, quando papa Innocenzo IV lo pose sotto la protezione della Santa Sede. Nei secoli, il complesso ha visto vari ampliamenti e restauri: dall’erezione gotica della chiesa principale, agli affreschi attribuiti alla scuola di Cimabue, fino alla trasformazione in ospedale militare nel 1863, ruolo che mantenne durante le due guerre mondiali. «Dopo l’Unità d’Italia – ricorda Romano – intorno al 1880, gli affreschi vennero strappati con uno strato di resina e un telo sopra depositato. Le parti vennero trasportate e custodite nella Galleria Nazionale dell’Umbria».
Un posto straordinario – Oggi il monastero si apre anche alla città e alla cultura: ospita mostre, conferenze, concerti e incontri, consentendo al pubblico di ammirare il chiostro, la Sala della Badessa e i resti della chiesa originaria, testimoni di una storia millenaria. «Questo è un posto straordinario e unico – conclude Romano – Qui il rumore e lo stress restano fuori: dentro regna il silenzio, ideale per imparare una lingua e per crescere professionalmente».
