L’Umbria ha dato i natali a grandi attori, ma il percorso è duro: la gavetta è lunga, vivere di teatro è quasi impossibile e, per molti, trasferirsi in una realtà più grande resta l’unica strada percorribile. È lontana la vita di un tempo, dove era ancora possibile andare alla sede Rai di via Baglioni 11 e ottenere un buon lavoro, come fece l’attrice Mariella Chiarini, che il 26 aprile del prossimo anno festeggerà 60 anni di carriera teatrale. Mariella è costantemente in scena sin dal 1966, tra cabaret, commedie, teatro-musica e concerti folk. Oggi dirige il Teatro Franco Bicini di Perugia, che porta il nome del suo amico e collega con il quale lo ha fondato. Tra una regia e l’altra, l’attrice continua ad andare in scena, tenendo viva la passione che da sempre anima questo palco.

Si aprono le porte della Rai – «Ho bussato alla porta del direttore e lui mi ha ricevuta immediatamente. Mi disse di tornare alle 15 per fare il provino con il regista, ma non avevo preparato nulla – racconta, con un sorriso sulle labbra – il provino andò bene e, curiosamente, mi fu anche pagato. Diciamo quindi che iniziai subito come professionista». Mariella restò in RAI per 10 anni, con la trasmissione “Qua è là per l’Umbria”, supplemento radiofonico domenicale del giornale radio che, sottolinea l’attrice, «ebbe un grande successo: era una novità assoluta, andava in onda anche all’estero». Tuttavia, non ha mai potuto vivere di solo teatro: accanto alla scena, Mariella ha sempre portato avanti anche l’insegnamento nelle scuole, per una scelta sia personale che economica ed artistica. «Non ho mai cercato di entrare nel mondo professionistico. Il poco che ho visto mi ha spaventata, soprattutto dal punto di vista umano: cattiverie, intrighi, falsità – spiega l’attrice – è un mondo competitivo, e va bene se la competizione è sana, ma quando diventa disonesta non fa per me». Tra i giovani attori umbri con cui ha lavorato racconta che solo pochi — «forse 3 su 5» — sono riusciti a trasformare la loro passione in una vera e propria professione.

Passato e presente – Eppure, qualcuno ancora ce la fa e, nonostante tutto, sceglie di restare tra le colline umbre, lontano dalle luci della ribalta delle grandi città. Mauro Cardinali, attore assisano di 44 anni, sembra aver già vissuto almeno due vite. La prima, da studente universitario inquieto e insoddisfatto, in cerca di una direzione; la seconda, iniziata dopo i trent’anni, come interprete di livello internazionale, protagonista di produzioni di rilievo come “Indiana Jones 5”, la mini serie tv spagnola “Nacho” e “Il principe della follia”, ora nelle sale. «All’inizio non era un vero lavoro, studiavo di giorno e lavoravo la notte come barman o cuoco per mantenermi. Dopo 3 o 4 anni sono riuscito a vivere solo di questo mestiere» racconta Mauro, e spiega che per lui recitare è stato «come una terapia. Il teatro mi ha salvato da me stesso». Vivere solo di recitazione, soprattutto di teatro, però, resta una sfida, specialmente se si sceglie di restare in Umbria. «È molto difficile — ammette Cardinali — i compensi del teatro sono bassissimi, e ottenere ruoli nel cinema è complicato. C’è chi non lavora mai, chi lavora una volta ogni 2 o 3 anni, chi deve fare altri mestieri per mantenersi».
Restare e farcela – Ma il gioco, per Mauro, vale la candela, e preferisce far crescere i suoi figli nelle campagne umbre piuttosto che in città: «Sapevo che sarebbe stato difficile, avevo già molti contatti a Roma, ma ho continuato a lavorare anche da qui. A vent’anni forse avrei dovuto entrare in un centro sperimentale, ma non mi do scuse. Ho fatto lavori bellissimi e sono riuscito a farcela anche vivendo in Umbria».

Generazioni a confronto – Due percorsi diversi: Mariella Chiarini, cresciuta in un mondo in cui le porte si aprivano ancora di colpo, e Mauro Cardinali, attore dal respiro internazionale che ha deciso di restare nella propria terra, con tutte le sue sfide.
