Non sono più solo giocattoli telecomandati. I droni stanno ridisegnando il nostro modo di svolgere molte attività usando una nuova prospettiva, quella dall’alto. Li usano i registi per girare scene spettacolari, i soccorritori per trovare dispersi, i militari per colpire obiettivi a migliaia di chilometri. Questi mezzi si dividono in due grandi categorie: quelli per uso ricreativo, soprattutto per appassionati e fotografi amatoriali, e quelli professionali, impiegati in settori che vanno dall’agricoltura di precisione alla logistica, fino al monitoraggio ambientale. Nel cinema e nella fotografia, ad esempio, permettono riprese aeree che una volta richiedevano elicotteri e budget da kolossal. Le forze dell’ordine li impiegano per la sorveglianza e la gestione di eventi pubblici, mentre la Protezione Civile li usa per individuare incendi o persone disperse in zone impervie. Anche le grandi aziende di distribuzione, come Amazon o DHL, stanno sperimentando consegne tramite droni. E chissà quanti altri utilizzi assumeranno in un futuro che sembra sempre più vicino, anche se ancora frenato da limiti tecnici e normativi.

I pericoli del cielo – Volare, però, non è per tutti, e nelle mani di una persona senza esperienza questi oggetti possono rappresentare un pericolo serio. Il rischio più immediato è ovviamente quello fisico: collisioni con persone o aeromobili, cadute su aree affollate, violazioni dello spazio aereo. Come nel 2021, quando un 61enne è stato denunciato per “attentato alla sicurezza dei trasporti”. Appassionato di aerei, l’uomo aveva pilotato il proprio drone sul centro di Roma fino a un’altezza di ben 2mila metri, incrociando le rotte degli aerei in fase di atterraggio all’aeroporto di Ciampino. Peccato che, norme alla mano, il limite consentito è di appena 120 metri dal suolo. Ma anche la privacy ha preso sempre più spazio nel dibattito pubblico. Basta una telecamera, collegata a un visore e montata su un drone, per guardare in diretta e riprendere giardini, finestre e gli interni delle nostre case. Per questo, negli ultimi anni, diversi incidenti hanno portato l’Enac, l’Ente Nazionale Aviazione Civile italiano, a inasprire i regolamenti.

Le nuove regole – Per volare ora non basta più un telecomando, ma è necessario munirsi di una patente. «C’è stato un progressivo processo di regolamentazione – ci spiega Tommaso Solfrini, co-fondatore di Italdrone, azienda specializzata nel settore – All’inizio i corsi venivano svolti da soggetti privati e da scuole specializzate che rilasciavano attestati». Dal 2021, con l’entrata in vigore delle nuove norme dell’ente europeo per il volo civile (Easa), chiunque voglia pilotare un drone oltre certi limiti di peso o distanza deve superare un esame online e ottenere un attestato rilasciato da Enac. La formazione include nozioni di meteorologia, sicurezza del volo e regole dello spazio aereo.

L’importanza della patente – Anche i droni più leggeri, se dotati di telecamera o usati in aree urbane, sono soggetti a restrizioni con le nuove norme. «Volare senza attestato significa farlo fuori dalle regole: si perde la copertura legale e si rischiano sanzioni. Le conseguenze variano in base all’uso che si fa del drone, ma il principio è chiaro: senza un attestato aggiornato non si è in regola». Quando una tecnologia viene regolata, significa che ha smesso di essere una scoperta per diventare un vero e proprio mercato. Come fa sapere l’Enac, a livello europeo, per il 2050 si prevedono in circolazione 7 milioni di droni a uso ricreativo e più di 400.000 per usi professionali. Il settore invece, in Europa, sempre secondo l’Enac, entro il 2035 darà lavoro direttamente a più di 100.000 persone, con un impatto economico superiore a 10 miliardi di euro all’anno, soprattutto nei servizi. I droni nel tempo continuano a entrare come comparse nelle nostre vite, fornendoci servizi e nuove possibilità. La sceneggiatura di un film che non abbiamo ancora visto fino alla fine.



