Chi vive da anni lungo il lago Trasimeno lo ricorda bene: un occhio giallo tra i canneti, ali brune che planano sull’acqua bassa. È l’airone rosso. «Da giovane, uscivo in canoa con gli amici: ce ne erano a centinaia, ora ne contiamo due o tre coppie. Ogni anno prego che tornino», racconta l’ornitologo Mario Muzzatti, oggi presidente della cooperativa Alzavola. L’associazione si occupa di custodire il patrimonio ornitologico dell’area del lago. Un lavoro fondamentale, che include il tracciamento e il monitoraggio delle specie a rischio, anche a causa del cambiamento climatico.
Un ecosistema ferito – Il lago non è più lo stesso di quando Muzzatti era ragazzo: negli ultimi anni il Trasimeno è diventato uno dei bacini più colpiti dal surriscaldamento globale. Le estati torride provocano siccità prolungate e le oscillazioni di temperatura trasformano fondali e vegetazione. Ciò si riflette direttamente sulla fauna: si alterano i tempi di migrazione degli uccelli e si assottigliano i canneti, habitat indispensabili per la nidificazione.


Speranza dalla diga – Negli ultimi due mesi, un barlume di speranza: le piogge hanno innalzato il livello di circa trenta centimetri. Il 28 febbraio, a Tuoro, è stato aperto un impianto di adduzione dall’invaso di Montedoglio. Un intervento tanto atteso che prevede 200 litri d’acqua al secondo, dal lago più esteso della Toscana al Trasimeno. «Una cosa di cui si parla da trent’anni finalmente ha un inizio concreto – commentano i cittadini sui gruppi Facebook dedicati alla salvaguardia del lago – Ma basterà?».
Un malato cronico – Il lago Trasimeno è un bacino “chiuso”, privo di immissari naturali, e insolitamente poco profondo, con un massimo di appena 6 metri e una media tra i 4 e i 4,5. Ciò lo rende un ecosistema totalmente dipendente dalle condizioni meteo-climatiche. Già a metà degli anni ’50 il lago visse una crisi tanto grave che si poteva raggiungere l’Isola Maggiore a piedi, al punto da ipotizzarne la bonifica definitiva per uso agricolo. La situazione attuale, dunque, non è un fulmine a ciel sereno, ma la ricaduta di un “malato cronico” che lotta da decenni.


La strage sulle rive – Dal 2022 il Lago Trasimeno è sceso drasticamente sotto lo zero idrometrico, toccando il record negativo di -157 cm nell’estate 2024. In un lago così superficiale, la scarsità di piogge e l’innalzamento termico riducono l’ossigeno innescando gravi morie di pesci. Lo testimonia lo scenario drammatico della primavera 2025, quando migliaia di carassi sono stati ritrovati morti sulle rive. Sebbene la balneabilità sia ancora classificata come “eccellente” dai monitoraggi dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, lo stato ecologico complessivo è oggi considerato “a rischio”: secondo gli scenari dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, il lago potrebbe prosciugarsi entro la fine del secolo.
Cieli vuoti – Una crisi che riguarda anche l’ecosistema: a pagare il prezzo più alto sono le specie autoctone, tra cui le quasi 200 tipologie di volatili presenti nel lago. «Soprattutto a livello di svernamento – spiega l’ornitolgo Muzzatti – qui arrivano decine di migliaia di uccelli dal Nord e dall’Est Europa». Negli ultimi anni, però, il dato ha subito un crollo: a gennaio, sono stati registrati poco più di 10 mila individui. «Non sono mai stati così pochi da trent’anni a questa parte», sottolinea Muzzatti.
Laguna senza vita – La causa principale è ambientale: l’estate scorsa il lago era talmente basso e l’acqua così calda che la flora lacustre si è sviluppata a malapena. «Essendoci poche piante acquatiche – spiega Muzzatti – sono arrivati pochi uccelli erbivori. La folaga, che quattro anni fa contavamo a 80 mila individui, quest’anno ne ha contati solo 400». Anche i “mangiatori di pesce” hanno risentito della scarsità di prede. «I cormorani sono diventati pochissimi – sottolinea l’ornitologo – In passato ne contavamo circa 6 mila, quest’anno meno di mille».


Addio al Sud – Alle mutazioni del lago fa eco lo stravolgimento dei ritmi biologici della fauna. Il calendario naturale delle migrazioni è sfasato: alcune specie anticipano l’arrivo e posticipano la partenza, riscrivendo rotte e abitudini secolari. «Le cannaiole – racconta Muzzatti – che un tempo arrivavano a fine aprile e partivano tra agosto e settembre, ora le troviamo ancora a novembre». In futuro, parte di questi uccelli potrebbe decidere di restare tutto l’anno, mentre altri non arriveranno mai. «Il riscaldamento globale garantisce ormai condizioni di mitezza inedite anche nell’Europa settentrionale – spiega Marco Zenatello, responsabile Ispra per il progetto International Waterbird Census, che da oltre trent’anni censisce l’avifauna acquatica che sverna nelle zone umide d’Italia – Di conseguenza, molte specie che nidificano alle latitudini più elevate non avvertono più la necessità di spingersi a Sud».
Cicli naturali stravolti – Mentre nel Nord Europa fa sempre più caldo, le zone miti si seccano. Un cambiamento che mette in luce la fragilità delle nostre zone umide: secondo il Wwf, l’Italia ha già perso circa il 75% di questi ecosistemi. Eppure, si tratta di scrigni di biodiversità dal valore ecologico inestimabile, paragonabili per ricchezza biologica alle barriere coralline, ma oggi ridotti ai minimi termini. «Sta emergendo un cambiamento nella distribuzione delle specie di uccelli acquatici a scala ampia, italiana e europea – dice Zenatello – Il Trasimeno potrebbe essere una delle prime vittime eccellenti». Anche la stagione riproduttiva si allunga, trasformando le dinamiche naturali del lago: «Specie come il colombaccio possono fare tre, quattro, cinque covate finché non arriva il freddo serio – spiega Mario Muzzatti – se il freddo non arriva, continuano a riprodursi».
Monitorare per salvare – Il lavoro della cooperativa Alzavola prende forma proprio nel cuore di questa emergenza ecologica. «Siamo una piccolissima cooperativa, cinque soci – racconta Muzzatti – Gestiamo l’oasi naturalistica, portiamo le scuole a conoscere il lago e siamo aperti tutto l’anno per visite naturalistiche, con percorsi e capanni per osservare gli uccelli». Ma l’attività della cooperativa non si limita alla divulgazione. In collaborazione con la Regione, gli ornitologi conducono monitoraggi scientifici, partecipando al censimento dell’International Waterbird Census e al progetto MonITRing che prevede l’inanellamento degli uccelli. Questo metodo, che prevede il monitoraggio tramite chip, permette di seguire l’evoluzione delle popolazioni nel tempo.
Un’ancora di salvezza – «I dati del monitoraggio vengono forniti alla Regione – spiega il presidente della cooperativa – e costituiscono la base per le politiche di conservazione». Grazie a questa sinergia, l’amministrazione regionale può calibrare i propri interventi: dai piani di manutenzione del canneto alla regolamentazione della navigazione e della pesca nelle zone più sensibili. Fino ad arrivare alla svolta storica dell’adduzione da Montedoglio. Un modello di gestione dove la piccola realtà locale diventa il braccio operativo della protezione ambientale. Questa collaborazione è forse l’ancora più solida: un filo capace di tenere insieme il presente del Trasimeno e il suo futuro incerto.
