In via Purgotti, a Perugia, le finestre si affacciano ancora sulla stessa strada in salita. I negozi aprono e chiudono, le stagioni si rincorrono. Ma per la famiglia di Sonia Marra il calendario è fermo a quel 16 novembre 2006, quando, allora 25enne, la giovane studentessa di Specchia (Lecce) è sparita nel nulla. Vent’anni senza una verità definitiva, vent’anni senza un corpo da piangere e vent’anni senza un colpevole per quello che per la Procura di Perugia è stato indubbiamente un omicidio.

Il giorno della scomparsa – Sonia era arrivata nel suo appartamento di via Purgotti poche settimane prima, il 3 ottobre. «Era la prima volta che abitava da sola, ma già viveva a Perugia da tempo – ricorda la sorella Anna – Una vita tranquilla, normalissima. Aveva poche frequentazioni, chiamava sempre a casa ed era molto legata alla mamma». Sonia lavorava come volontaria alla scuola di teologia di Montemorcino, mentre studiava all’università per diventare tecnico di laboratorio. Il pomeriggio di quel 16 novembre è segnato da una telefonata interrotta: «All’improvviso cadde la linea, ma non cadde realmente; qualcuno entrò in casa. Io richiamai subito ma lei non parlava come prima, non poteva parlare», questo ricorda Anna dell’ultima conversazione con sua sorella, che poi chiamò anche la madre e il fratello. Secondo quanto accertato in sentenza, Sonia sarebbe sparita tra le 16 e le 19 di quel giorno.

Le indagini – I giorni successivi alla scomparsa di Sonia per Anna sono un ricordo ancora ben scandito nel tempo. Lei arriva a Perugia dalla Puglia dopo due giorni, nella speranza di ritrovare la sorella e tornare presto a casa. Vent’anni dopo, però, Anna vive ancora in città. Quando quel 16 novembre entra nell’appartamento di Sonia, tutto parla di una realtà sospesa: «In cucina la spugna del lavandino era ancora zuppa d’acqua. Nella spazzatura c’erano foglie di verdura fresche. Non era una persona che stava per sparire», di questo Anna ne è certa. C’è infatti anche uno scontrino della spesa di un alimentari della zona che riporta la data di quel 16 novembre, ma quando i vigili del fuoco irrompono nell’appartamento mancano documenti, borsa e cellulari della ragazza. Per la famiglia, l’ipotesi dell’allontanamento volontario non è mai stata plausibile. «Che motivo aveva? Viveva già da sola, era una ragazza libera che non doveva niente a nessuno». Nel corso delle indagini emergono contraddizioni. L’ex imputato ed ex fidanzato di Sonia, poi assolto in via definitiva nel 2021, inizialmente dichiara ai carabinieri di non conoscere la ragazza. Eppure, ricorda la sorella, «le aveva portato dei test di gravidanza, poi disse che Sonia gli aveva confidato di essere vergine. Perché portare dei test a una persona che dice questo?».


Bugie e ritrattazioni – C’è poi un’intercettazione telefonica, riportata in un libro-inchiesta del giornalista Alvaro Fiorucci, in cui un seminarista parla di una ragazza uccisa e fatta sparire, parole che hanno subito fatto pensare a Sonia. In seguito l’uomo ritratterà, sostenendo di aver inventato tutto per vendetta personale contro la curia. «Sono state dette cose malvagie – commenta Anna – e poi ritrattate. Come può chi parla di amore, di giustizia e di Dio e usare parole così brutte?». Anna ricorda inoltre che i protagonisti di questa conversazione non potevano conoscere sua sorella, ma è solo una delle tante cose dette e poi ritrattate che ruotano intorno a questa storia. Negli anni affiorano ombre e sospetti anche nell’ambito della chiesa, con vescovi e preti chiamati al banco dei testimoni. «All’epoca fu trovata una buca nel terreno della Curia, dove si disse che fu la prima sepoltura di Sonia, che poi venne spostata – ricorda Anna con lo sguardo fisso nel vuoto – inoltre, accanto al principale imputato, una guardia forestale, c’era un coimputato della finanza (accusato di favoreggiamento, ndr). È una situazione abbastanza difficile con dei personaggi coinvolti di vari ambienti. Tante persone che non hanno parlato perché hanno paura o per omertà, altrimenti non c’è nessun motivo di mentire.».

Verità e giustizia – Vent’anni dopo, il tempo ha sedimentato carte processuali e assoluzioni, ma non ha restituito ciò che manca: la verità sulla fine di Sonia e il luogo in cui riposa. Per la sua famiglia, finché quel vuoto resterà, il 16 novembre non passerà mai davvero e tutti insieme continuano ancora a festeggiare il compleanno della ragazza, perché per loro Sonia c’è sempre. «Spero che le indagini vengano riaperte. La sentenza dice che Sonia è stata uccisa da “una mente raffinata”, una persona che conosceva, che poteva avere le chiavi di casa sua. Sonia deve ritornare a casa». Non è solo una battaglia giudiziaria, ma una questione di dignità. «Aveva il diritto di vivere, nessuno può strappare la vita a una persona e restare impunito».
