Giovani e messa in latino, la strana coppia

Ritornare alla tradizione: l'apparente paradosso del rito antico che piace agli zoomer
Il parroco della chiesa di San Michele Arcangelo: "Cercano ciò che non possono trovare altrove"

Non c’è nulla di più inattuale che usare il latino nel 2026, e forse questo è un buon motivo per cui farlo. Uno dei più grandi pensatori cattolici del secolo scorso, Nicolás Gómez Dávila, scriveva che “il latino della Chiesa è l’unico ostacolo che impedisce alla volgarità dei tempi moderni di invadere il santuario”. Forse è proprio per l’insoddisfazione verso la volgare modernità che molti zoomer e millennial scelgono di andare alla messa gregoriana o Vetus Ordo, che segue cioè la liturgia cattolica precedente al Concilio Vaticano II. Tra le principali differenze con il rito attuale c’è l’uso della lingua latina e la posizione del sacerdote, rivolto ad orientem, verso il tabernacolo.

La Chiesa di San Michele Arcangelo a Perugia

Un dato sorprendente – Secondo un sondaggio della Fraternità sacerdotale San Pietro, negli Stati Uniti la fascia tra i 18 e i 39 anni frequenta la messa in latino in misura molto maggiore rispetto alle generazioni precedenti. Non ci sono dati riguardanti il nostro Paese ma Perugia è un buon caso studio e, ad occhio, fa pensare che la situazione sia simile. Nel capoluogo di una delle regioni più anziane d’Italia, l’età media di quasi tutte le messe Novus Ordo (postconciliari) è molto alta e l’affluenza molto bassa, mentre nell’unica Vetus Ordo della città, il panorama è ben diverso: alla Chiesa di San Michele Arcangelo, detto anche “il tempietto”, ogni domenica si vede una larga partecipazione di under 30, famiglie numerose con figli piccoli e giovani coppie, e le panche sono quasi sempre tutte piene.  

Don Stefano, parroco del Tempietto

Il caso del Tempietto Sant’Angelo – Il parroco della chiesa, Don Stefano Carusi, ha le idee abbastanza chiare sul motivo: “I giovani che cercano la fede non vogliono una religione al ribasso, non vogliono ciò che possono trovare anche altrove. Purtroppo anche nel clero – spiega – c’è chi crede che per andare incontro ai giovani bisogna seguire le mode, ma anche il giovane che va in discoteca, non vuole una messa che somigli a una discoteca”. Andrea, 24 anni, è uno dei parrocchiani del tempietto: secondo lui, il principale pregio del rito antico è che “offre una immagine non mondanizzata della dottrina della Chiesa. È un porto sicuro e privo di ambiguità dove si può conoscere ciò che dal tempo di Gesù è stato tramandato dei secoli. Anche chi è lontano dalla fede di fronte quando assiste ne è naturalmente attratto”. C’è chi, come Angelo, 33 anni, che ne fa più un discorso estetico: “Ciò che amo davvero è che colpisce tutti i tuoi sensi. C’è l’incenso per l’olfatto, la musica per l’udito. Ti trasporta in un ambiente bellissimo per venerare Dio”.

L’adorazione del fuoco – Ma il discorso non è solo liturgico, questi giovani non sono attratti solo dalla solenne bellezza del latino, dalle vesti o dai canti. È la conseguenza di una scelta di vita. Letizia, 22 anni, ci spiega che da quando ha iniziato a frequentare questa messa, a 15-16 anni, la sua vita è cambiata completamente: “Prego il rosario almeno una volta al giorno, mi vesto in modo da essere coperta, amo stare con la mia famiglia, cucinare ed aiutare in casa. Credo che la mia vita sia diversa da quella delle mie coetanee perché ha un fine, e il fine di ognuno di noi è quello di diventare santi”. In questo “ritorno alla tradizione” qualcuno ci ha voluto vedere un normale pendolo tra generazioni progressiste e conservatrici: quella degli zoomer sarebbe una ribellione alla ribellione dei boomer, al “vietato vietare” dei sessantottini. Due modi diversi per reagire alla fisiologica insoddisfazione giovanile verso la società. Una visione un po’ relativista che non piacerebbe a chi vede nella tradizione non il recupero del passato, ma l’espressione dell’eterno. Tornando a Gómez Dávila: “La tradizione è l’adorazione del fuoco, non la trasmissione delle ceneri”.

Autore

Bernardo Tombari

Nasco a Roma nel 2002. Faccio il liceo classico Augusto, nel 2024 mi laureo in Filosofia all'università Roma Tre con una tesi in filosofia medievale e sono un aspirante giornalista. Tra i miei studi e il giornalismo c'è un comune denominatore che reputo un dovere più che un interesse: la ricerca della verità