Il 2026 per il cinema è un anno da Oscar

Il critico cinematografico Gianni Canova: «C’è un ritorno di interesse verso la settima arte»
Dal successo di Checco Zalone e Sorrentino alle pellicole d'oltreoceano, ecco i kolossal del nuovo anno

Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2026 sarà un anno florido per il cinema. Odissea, Cime tempestose, Super Mario Galaxy, Michael, Il diavolo veste Prada, Dune – Parte 3, Avengers: Doomsday sono solo alcuni dei diversi titoli che usciranno presto nelle sale ma che già stanno facendo sognare gli appassionati.

Gianni Canova

2026 al cinema – «C’è un ritorno di interesse, forse inatteso ma significativo» osserva il critico cinematografico Gianni Canova. Lo dimostrano i risultati al botteghino di Marty Supreme ma anche di film «difficili» come la pellicola coreana No Other Choice e il vincitore del Leone d’oro di Venezia Father Mother Sister Brother del regista Jim Jarmusch. Senza però dimenticare Norimberga che ha superato gli 8 milioni di incassi. In una stagione che si preannuncia molto promettente, ci sono grandi aspettative per il nuovo film di Christopher Nolan. «È un’opera che guarda indietro – spiega Canova – ma, come spesso accade nel suo cinema, Odissea sarà insieme fantascienza, mitologia, antropologia e archeologia. Nolan è capace di giocare con i salti temporali in modo assolutamente geniale».

Una battaglia dopo l’altra diretto da Paul Thomas Anderson con Leonardo Di Caprio

Verso gli Oscar – Per tutti gli appassionati, cresce l’attesa in vista della 98esima edizione degli Oscar, in programma il 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles. Secondo Gianni Canova, a contendersi gli Academy Awards saranno I peccatori, Una battaglia dopo l’altra e Marty Supreme. «Quest’anno – ricorda Canova – le nomination delineano un orientamento molto nervoso, politico, capace anche di fare rumore in qualche modo. Dopo alcune edizioni un po’ irrigidite dall’ossessione del politicamente corretto, mi sembrano scelte più coraggiose». Emblematiche le 16 nomination – più di Titanic e La la land – de I peccatori, film dal forte contenuto politico e simbolico. «Un’opera che – dice il critico – rivendica il diritto al piacere, alla gioia, alla felicità, principi scritti nella Costituzione americana ma, spesso, messi in discussione nell’America dell’era Trump». Accanto a questo titolo, Canova indica Una battaglia dopo l’altra come il grande film del 2025. Un affresco grottesco e incalzante delle paranoie psicosessuali familiari e razziali dell’America contemporanea. Un racconto popolato da personaggi dominati dai propri demoni, dai rivoluzionari narcisisti ai suprematisti bianchi, accompagnato da una colonna sonora memorabile firmata da Jonny Greenwood. E poi c’è Marty Supreme con un grande Timothée Chalamet. «Per due ore e mezza – racconta Canova – come una pallina di mercurio impazzita, salta, balla, rotola, cade, si rialza, sta fermo un attimo. Mentre Una battaglia dopo l’altra incarna la storia di personaggi che vorrebbero cambiare l’America, questo è un protagonista che la accetta con tutti i suoi valori».

Marty Supreme diretto da Josh Safdie con Timothée Chalamet

Esclusi eccellenti – Ma fanno sicuramente rumore le esclusioni. Restano fuori Wicked – Parte 2 e Norimberga, nonostante la grande interpretazione di Russell Crowe. «Una scelta inattesa – commenta Gianni Canova – ma la competizione tra i protagonisti maschili quest’anno è durissima: tutte performance straordinarie». Il critico rivendica anche l’importanza dei film ignorati. «Steven Soderbergh – dice – viene sistematicamente snobbato. Il suo Presence è tra le opere più coraggiose dell’anno. Wes Anderson, invece, paga forse un’eleganza che non incontra i gusti più dozzinali di una parte dell’Academy, ma è una pellicola che avrebbe meritato attenzione almeno nelle categorie tecniche». Ma del resto, ricorda Canova, «gli Oscar non sempre premiano il valore assoluto. Giganti come Chaplin, Hitchcock o David Lynch non hanno mai vinto. Non sempre trionfano i migliori».

Zalone vs Sorrentino – In Italia l’inizio del 2026 ha regalato un acceso dibattito attorno a due film molto diversi fra loro: Buen camino di Checco Zalone e La Grazia di Paolo Sorrentino. Con i suoi oltre 75 milioni di incassi, Zalone ha portato 9 milioni di italiani al cinema. «Li ha fatti ritrovare nella fratellanza della commedia – spiega il critico – non si è posto al di sopra del pubblico, ma sullo stesso livello, facendo ridere prima di tutto di sé stesso». Una comicità orizzontale in cui gli italiani si riconoscono, anche nei tratti peggiori della loro identità. Dall’altra parte c’è La Grazia, che ha conquistato un pubblico forse meno popolare ma altrettanto partecipe. «Sorrentino riesce a mantenere intatto il proprio sguardo autoriale, senza compromessi – dice Canova – ma riuscendo a comunicare con un pubblico ampio. È uno dei pregi che ne fanno uno dei maestri del nostro cinema contemporaneo». Insieme, questi due film si sono guadagnati il merito di riaccendere la voglia di cinema. «Da anni non si parlava così tanto di film – spiega – è un segnale molto positivo».

Uno sguardo al futuro – Ma non solo Zalone e Sorrentino. Nel 2026 ci sarà spazio anche per altre interessanti produzioni, tra cui il nuovo film di Antonio Albanese Lavoreremo da grandi. «Una commedia surreale, attraversata da un umorismo nero e funereo, poco frequentato dal nostro cinema» dice Gianni Canova. «Dimostra – conclude – che i cineasti italiani stanno tornando a rischiare, a sperimentare, ad aprire strade nuove. E ciò fa ben sperare».

Autore

Agnese Paparelli

Sono nata e vivo ad Assisi. Mi sono laureata in Lettere Moderne e Comunicazione d'impresa presso l'Università degli Studi di Perugia. Giornalista pubblicista dal 2023, mi piace informarmi e informare su politica, sport e cultura. Sono appassionata e ho lavorato nel mondo della comunicazione digitale.