L’importanza del giornalismo d’inchiesta, nonostante tutto

La minaccia a Giorgia Venturini di Fanpage: una testa di capretto di fronte a casa non l’ha scoraggiata a continuare il proprio lavoro
Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21: «Si è persa la coscienza civica dell’indignazione. Il giornalismo torni ad essere un cane da guardia e non un animale da compagnia»

«Questo è l’atto intimidatorio di stampo mafioso per eccellenza, ma non ho mai pensato di smettere di fare il mio lavoro». Giorgia Venturini, giornalista che si occupa di inchieste e cronaca nera per Fanpage, torna indietro con la memoria e ripercorre senza vittimismi quello che le è successo il 10 settembre 2025: il ritrovamento della testa mozzata di un capretto, all’interno di un sacco nero, proprio di fronte alla sua abitazione in un paese della Brianza.

«Ero indecisa se rendere pubblica la cosa – racconta – a convincermi sono state le telefonate con procuratori e forze dell’ordine che normalmente sento per il mio lavoro di inchiesta. Sono state le prime persone che ho chiamato e sapevano benissimo cosa mi avrebbe aspettato». L’episodio è stato subito denunciato e le indagini sono passate sotto la competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha disposto una tutela rafforzata nei confronti della giornalista.

«In quel periodo stavo lavorando a un podcast dove parlavo di mafia e di questioni legate alla strage di Capaci. E’ successo poco prima che andasse in onda» chiarisce Venturini, provando a darsi una spiegazione sul perché dell’atto intimidatorio. Reazioni di sdegno e solidarietà sono arrivate da parte di tutto il giornalismo italiano. «E’ stato difficile far capire al pubblico che queste cose possono succedere anche in Lombardia» confessa Venturini. La testimonianza di una criminalità organizzata ormai diffusa in modo capillare, in ogni dove.

 L’incidenza del fenomeno, in continua evoluzione, è testimoniata dal monitoraggio dell’osservatorio Ossigeno per l’informazione, che ha rilevato 361 episodi di minacce e intimidazioni a carico di giornalisti nei primi sei mesi del 2025, in aumento del 78% rispetto ai 203 dello stesso periodo dell’anno precedente. La modalità più diffusa resta quella dell’avvertimento attraverso scritte, striscioni e messaggi sui social. Crescono del 10% le aggressioni fisiche e si mantengono stabili i numeri sulle querele legali pretestuose, cosiddette querele temerarie, per mettere a tacere i cronisti.

«Non è più un tema di mafie, né di territori. Persino i delinquenti comuni utilizzano questi metodi intimidatori» dice Paolo Borrometi, presidente dell’associazione Articolo 21 e giornalista sotto scorta da 12 anni per le sue inchieste sulla mafia siciliana. Per lui il risvolto peggiore della questione è che, negli ultimi anni, si è persa quella «coscienza civica dell’indignazione» da parte dei cittadini nei confronti delle aggressioni ai giornalisti.

Borrometi fa l’esempio di una vicenda che suscitò un’enorme eco mediatica: la testata subita da Daniele Piervincenzi da parte di un membro del clan Spada nel 2017. «Da quel momento in poi gli Spada furono giudiziariamente distrutti. Bastarono i video ripresi dalle telecamere, la forza delle immagini. Spesso, i fatti che non arrivano alle cronache nazionali, come le inchieste dei colleghi nelle periferie, sono trattati come minacce e pericoli di serie B». Secondo Borrometi, le fondamenta del lavoro di inchiesta sono da trovarsi nell’«esigenza pressante di fare giornalismo». Una forza che per arriva dall’articolo 21 della Costituzione: «Quello più diffuso oggi è un ottimo modo di come non fare giornalismo – continua Borrometi – un mestiere che non segue più la sua funzione di cane da guardia, per trasformarsi in un animale da compagnia».

Autore

Alessio Castagnoli

Classe 1996, abito in provincia di Bologna in un piccolo paese di montagna chiamato Lizzano in Belvedere. La stessa montagna che ho scelto anche per studiare, laureandomi in scienze della comunicazione a Bressanone. Curioso per definizione, credo nel motto giapponese "Homete nobasu", ovvero "far crescere lodando" attraverso il lavoro di squadra.