«Sting e la sua voce non hanno mai fallito», non usa mezzi termini per parlare di Gordon Sumner il fondatore della storica rassegna Umbria Jazz, Carlo Pagnotta. Raccontare il percorso musicale del cantautore britannico attraverso gli occhi di Pagnotta significa intrecciare due storie che raramente si sfiorano: quella di un’icona del pop-rock e quella di un festival del jazz internazionale, cresciuto concerto dopo concerto. In mezzo c’è un incontro quasi accidentale, fatto di telefonate a distanza, manager scavalcati e una disponibilità che sorprende anche chi di artisti ne ha visti passare molti.
La firma di Sting


Gli inizi – «Every breath you take, every move you make» è impossibile non canticchiare i Police, testimonianza dell’intramontabile musica firmata anche da Sting. La band è una parentesi breve ma decisiva nel percorso del cantautore britannico, da quarant’anni protagonista del pop-rock internazionale. Agli esordi Sting, nato Gordon Sumner, suona jazz a Newcastle, la sua città natale. La svolta arriva a Londra nel 1977 con Stewart Copeland e Henry Padovani, con cui fonda i Police. In soli sette anni il trio diventa un fenomeno globale con brani come Roxanne ed Every breath you take. Sciolta la band nel 1984, Sting avvia una carriera da solista colta e impegnata, capace di attraversare generi e decenni senza perdere identità. In questo percorso il cantautore britannico passa per ben due volte da Perugia, sempre grazie a Umbria Jazz, la più recente nel 2012 e prima ancora nel 1987. Di quest’ultima il fondatore del festival, Carlo Pagnotta, ne ricorda ogni dettaglio, ma ora l’attesa è tutta per la serata della prossima edizione. Dopo 14 anni, Sting tornerà a esibirsi al Santa Giuliana.

Il fenomeno Sting – «Ogni concerto di Sting è un miracolo», dice l’ideatore di Umbria Jazz, e lo fa con la concretezza di chi di artisti ne ha visti tanti e sa riconoscere un musicista che non si risparmia. Lo ricorda come una presenza curiosa, abituato alle luci abbaglianti dei riflettori ma rock nell’animo: «Non indossa mai la cravatta, a una cena a New York gliene ho dovuta prestare una io per farlo entrare al ristorante». Quanto ai Police, Pagnotta, che è un cultore del jazz, riconosce che «hanno lasciato il segno, al pari dei Beatles».
Quella volta a Umbria Jazz – L’arrivo di Sting al festival nell’87 fu inaspettato. Pagnotta aveva ingaggiato l’orchestra di Gil Evans come resident artist e lo stesso Sumner avanzò l’idea di suonare con loro: «Accettò di essere ospite, una cosa che per uno come lui non era scontata – racconta – Mi chiamò dai Caraibi dove stava provando il nuovo tour e mi disse che sarebbe venuto apposta». A pochi giorni dal concerto e a festival già iniziato arriva tra le mani di Pagnotta una notizia inaspettata: concerto cancellato. «Avevo il numero diretto di Sting, così lo chiamai tutta la sera ma lui mi rispose la mattina dopo, solo a posteriori pensai al fuso orario – mentre ripercorre quelle ore con la mente, Pagnotta non può fare a meno di ridere – Io gli dissi che mi era arrivata la comunicazione e lui mi rispose “ma chi te l’ha detto?”. Gli riferii che era stato il suo manager e lui mi rassicurò dicendomi che non dovevo preoccuparmi. Tre giorni dopo Sting arrivò davvero, con un manager diverso e il programma confermato». Una vicenda semplice, quasi disordinata, ma rimasta nella memoria del festival a oltre cinquant’anni di distanza.
