Fiorivano le viole

Da 'Scampia umbra' a 'perla di Perugia in fiore'. La rivincita di via della Viola: perché "i fiori sono dappertutto, per chi è capace di vederli"

7 giugno 2012. L’inviato de L’Espresso Attilio Bolzoni racconta in un articolo il suo viaggio nell’«altra Perugia ostaggio della droga». Nella sua «scampia Umbra», via della Viola è tra le piazze dello spaccio più frequentate. 8 giugno 2017, esattamente 5 anni dopo. La piazza dello spaccio si trasforma nella «perla di Perugia in fiore».

A spargere i semi sono i ragazzi dell’associazione “Fiorivano le viole”: Pietro, Donatella, Giovanni, Giuseppe. Una sera di fine ottobre si riuniscono per la prima volta, discutono. Ricordano insieme quello stretto vicolo nel quale si sono conosciuti, pieno di negozi e locali ora in stato di completo abbandono. Decidono che è arrivata l’ora di riaprire quei negozi, di ridare vita alla strada che li ha visti crescere ai tempi dell’Università. Rintracciano e convincono i proprietari degli spazi sfitti di cederli all’associazione in comodato d’uso gratuito, in cambio di una ristrutturazione completa che convinca commercianti, artigiani e imprenditori a tornare a scommettere su via della Viola. E le scommesse, oggi vinte, arrivano eccome.

Sull’asfalto seminato dall’associazione fioriscono circa una quindicina di viole. Basta percorrere i 266 metri che separano le scalette di Via del Carmine dalla fine di Via Cartolari per imbattersi in ognuna di esse: botteghe artigiane, librerie, ristoranti, pub, cinema. Come il PostModernissimo, risorto dalle ceneri dell’ex Modernissimo a fine 2014 e oggi punto di riferimento per gli appassionati di cinema della città. Che spesso, prima del film, cenano proprio di fronte alla sala, al Moderno- slow restaurant. Qui infatti, oltre a un menù interamente creato con prodotti a chilometro zero, si può usufruire degli sconti e delle offerte pensati proprio per i clienti del PostMod. Pochi passi più avanti, un altro ristorante. La Fame ha aperto a luglio e si distingue per la qualità della carta dei vini e per una scacchiera posta davanti all’ingresso, attorno alla quale non è difficile vedere sfidarsi clienti e passanti. Altri 30 metri. Sulla sinistra c’è la sede di Fiorivano le viole. Al suo interno, oltre a corsi gratuiti di varie lingue (aperti a tutti, non solo agli immigrati), un pianoforte suonato continuamente da studenti e abitanti della zona, iscritti all’apposito registro. Finito di suonare molti di loro vanno a bere qualcosa al Free Ride, al civico 19, perennemente pieno di giovani, concerti live, e varie iniziative. Ancora una trentina di metri più in là, ci si imbatte in un bivio: a sinistra l’ultima parte di via della Viola, tana di un altro cinema, il Meliés. A destra invece, si prosegue in via Cartolari. Dopo circa 50 metri spunta il Balù, winebar e sala concerti aperta a fine 2015. Pochi passi più avanti infine, altri due spazi culturali: la libreria Mannaggia, dove acquistare “libri da un altro mondo”, e l’officina di arte creativa BracciaRubate, sede di altri laboratori e workshop di pittura, scultura e fotografia organizzati da Fiorivano le viole.

Ma non è tutto. Oltre a ripulire e ristrutturare l’interno dei locali infatti, gli attivisti dell’associazione hanno convinto anche vari street artist a ricoprire l’intero vicolo di murales, quadri e graffiti. I colori dei fiori. Che “sono dappertutto, per chi è capace di vederli”.

Autore

Gabriele D'Angelo

Nato a Pietrasanta il 28 dicembre del 1993, sono laureato in Scienze politiche (studi in comunicazione) alla Cesare Alfieri di Firenze. Parlo italiano e inglese, e all'occorrenza fingo di conoscere anche lo spagnolo. Adoro scrivere, giocare a tennis e ascoltare canzoni dei Baustelle. In rigoroso ordine di felicità procurata.