Entrando nella sala di riabilitazione dell’Istituto clinico Tiberino una delle prime cose su cui ci si sofferma sono i tanti schermi, che non mostrano dati o parametri medici, ma videogiochi. Su un display si vede un avatar che cammina lungo il sentiero, su un altro un aereo in volo, ed entrambi sono comandati dai pazienti. Sono i c.d. serious games, la nuova frontiera della medicina riabilitativa. «Si chiamano così perché sono giochi seri. Giocando e divertendosi si svolgono determinati lavori di riabilitazione che normalmente non si potrebbero fare», spiega il dottor Paolo Milia, primario dell’Istituto di Umbertide. Queste attività trasformano la fatica della terapia in un’esperienza più leggera e stimolante, accelerando il recupero e dando un riscontro immediato al paziente sui suoi progressi.
Rivoluzione in corso – «Trattiamo pazienti molto gravi – spiega Milia – con patologie neurologiche o affetti da esiti di protesizzazione. Ci occupiamo di tutto ciò che comprende la riabilitazione, ad esempio, spiega il dottor Milia, dopo un evento traumatico o un intervento chirurgico. Per questo è importante l’utilizzo della tecnologia». Infatti, alcune apparecchiature, specialmente i robot, permettono di lavorare con pazienti con i quali in passato sarebbe stato difficile se non impossibile, come le persone che hanno perso le funzioni motorie e neurologiche di una parte del corpo: «Grazie ai robot possiamo far iniziare la fisioterapia anche a pazienti che non camminano più. La tecnologia ha rivoluzionato i protocolli riabilitativi».
Robot indossabili – All’Istituto i serious games vengono spesso impiegati insieme ai robot e il Locomat è certamente l’apparecchiatura più avveniristica della clinica: un esoscheletro per gli arti inferiori che aiuta il paziente a camminare sul tapis roulant, tutto questo grazie ad un sistema che permette di diminuire il peso corporeo. «Così è possibile mettere in piedi i pazienti molto prima rispetto a qualche anno fa e questo dà giovamento non solo nella riabilitazione ma alla salute globale dell’individuo», sottolinea Milia.
Per quanto riguarda invece la riabilitazione del braccio e della mano, l’istituto ha disposizione un robot che si indossa: quasi come un guanto. Questo aiuta il paziente a compiere i movimenti delle dita, sempre grazie all’aiuto dei display, che mostrano il movimento da fare e registrano i risultati della terapia.
Oltre i confini – La qualità dei servizi offerti e l’approccio innovativo hanno reso l’Istituto clinico Tiberino un punto di riferimento non solo per i cittadini umbri: «Questo background culturale e tecnologico ci ha proiettato su un orizzonte nazionale: il 60% dei nostri pazienti viene infatti da tutto il territorio nazionale».
Ad attrarre persone da tutta Italia è anche la natura della clinica, un’azienda ospedaliera partecipata Asl. Pubblico e privato si fondono insieme in un modello che, secondo il dottor Milia, ha migliorato efficienza e investimenti: «I nostri pazienti entrano in una struttura pubblica che però ha le capacità, la qualità e la tecnologia che normalmente hanno gli ospedali esclusivamente privati».
