La ministra Locatelli: «Lo sport per ripensare la vita delle persone disabili»

In Italia soltanto l'11% dei disabili pratica attività sportiva: un dato lontano dalla media nazionale del 66,2%
Il governo punta sulle attività motorie a scuola e lavora al ripristino dei Giochi della gioventù

Un mezzo per raggiungere la «vera autonomia». Per la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, non ci sono dubbi: lo sport deve diventare un aspetto essenziale della vita delle persone disabili. A margine della presentazione, a Villa Umbra, del Programma d’azione dell’Osservatorio sulle disabilità della Regione Umbria, Locatelli annuncia una riforma che mira a garantire alle persone disabili il «diritto alla felicità».

Sport paralimpico: non solo agonismo – «Lo sport è qualcosa di importantissimo nella vita di tutti, ma per una persona con disabilità è anche qualcosa di più», commenta ancora Locatelli. «Va benissimo l’agonismo – prosegue – ma c’è anche tutto un mondo di avviamento allo sport che deve partire dalle scuole: adesso stiamo ripristinando i famosi Giochi della gioventù». Velocità, mezzofondo e salto in lungo: queste sono solo alcune delle discipline della storica manifestazione in cui presto potrebbero gareggiare anche i ragazzi disabili.

Il quadro in Italia – Oggi proprio l’attività nelle scuole è un passo fondamentale per coinvolgere nello sport le persone con disabilità. Secondo i dati Istat relativi al 2021, il 94% degli alunni disabili in Italia fa attività motoria. Lo sport diventa così uno strumento di inclusione sociale, per l’educazione alla cura del corpo e per la scoperta di sé.

Nonostante il Covid negli ultimi anni il numero di persone disabili che praticano qualche sport è cresciuto. Nuoto, paraciclismo, scherma, tennis e tiro a segno le discipline preferite. Nel 2021 faceva attività motoria l’11% delle persone con disabilità, percentuale che sale al 23,4% in caso di limitazioni meno gravi.

Si sa poi che con il passare del tempo le possibilità diminuiscono ed è sempre più difficile fare attività fisica: sul numero di sportivi con disabilità, perciò, pesa la percentuale di ultrasessantacinquenni. Tra i 3 e i 44 anni, quindi, fa sport il 33% di chi ha limitazioni gravi. Un dato comunque lontano dalla media nazionale del 66,2%.

Cosa sta facendo il governo – La riforma di cui parla Locatelli punta a non limitare il raggio d’azione delle politiche sulla disabilità ai servizi di assistenza, pur riconoscendone l’importanza. L’idea è quella di ripensare il progetto di vita delle persone disabili anche attraverso lo sport. Non solo: secondo la legge delega 227/2021, parte del PNRR, il governo dovrà adottare entro marzo 2024 provvedimenti che superino quanto fatto finora sulla disabilità. Gli obiettivi sono la riduzione della burocrazia, la creazione di servizi per l’accessibilità, ma anche l’istituzione di un garante nazionale. I primi passi sono stati già fatti: sono stati creati tavoli tecnici sull’accessibilità agli eventi e per il riconoscimento della figura del caregiver familiare. A novembre, invece, si è insediato il nuovo Osservatorio sulla disabilità, che lavorerà con enti e associazioni del Terzo Settore per sviluppare programmi e direttive per guidare l’amministrazione verso un futuro più inclusivo.

Autore

Chiara Venuto

Classe '97, originaria di Messina, laureata in English and American Studies. Giornalista praticante del XVI biennio della Scuola di Giornalismo di Perugia.