Terni, il polo chimico e la lunga attesa del futuro green

Tre aziende chiuse negli ultimi quindici anni, ma la svolta è vicina: il rilancio grazie a bioplastiche e fondi del Pnrr
Il progetto di riconversione è sul tavolo del MISE. I tempi, però, non sono brevi: cresce il malcontento tra i cassintegrati della Treofan

Continuano ad incontrarsi fuori dai cancelli della fabbrica. Sono i 130 operai della Treofan, colosso della produzione della pellicola in polipropilene. Quella che avvolge i nostri pacchi di pasta, i dolciumi, le sigarette. Sono stati mandati a casa da un giorno all’altro. Da quando la multinazionale indiana Jindal ha deciso di chiudere lo stabilimento e delocalizzare. Era il febbraio 2021. Un anno dopo viene siglato l’accordo per altri 12 mesi di cassa integrazione. I lavoratori chiedono la reindustrializzazione del sito e uno spiraglio c’è: si chiama Sustainable Valley, progetto che mira a riconvertire l’intero polo in un distretto all’avanguardia nella produzione di biomateriali. Per realizzarlo, però, ci vorrà qualche anno.

La preoccupazione degli operai – «Sono qui dal 1988 e non mi sarei mai aspettato una cosa del genere». Per Stefano Agnesi, operaio Treofan, la cassa integrazione è una sconfitta. La sua speranza è di tornare al lavoro, ma senza la paura di perderlo. «A distanza di un anno – aggiunge – non c’è alcuna risposta concreta sul futuro dello stabilimento e sul riassorbimento del personale». A Stefano fa eco David Lulli, Rsu Cgil. «Se non si ricostruisce continueremo a perdere un pezzo anno dopo anno». Già, perché qui Treofan è solo l’ultima di una serie di chiusure. La ex Basel serra i battenti nel 2010, la Meraklon Yard nel 2014. Fino agli anni ‘80, nel polo chimico di Terni lavoravano più di 4000 persone: oggi rimangono in 500, Treofan inclusa. 

Dal declino al rilancio – Gli edifici in cui il premio Nobel Giulio Natta scoprì il polipropilene isotattico sono ormai diroccati. L’invenzione aveva accompagnato il boom economico italiano, con buste di plastica, pannolini e imballaggi per alimenti. La Polymer, azienda che aveva reso Terni la capitale della plastica, ormai è uno sbiadito ricordo. Oggi, in epoca di transizione ecologica, quello che è un teatro d’abbandono potrebbe diventare un nuovo centro propulsivo nel settore delle bioplastiche. Questa è l’idea di Michele Fioroni, assessore regionale allo Sviluppo economico, promotore del progetto Sustainable Valley. «Ci consentirà di plasmare l’economia regionale – dice ai nostri microfoni – verso un modello che integra le filiere dell’agricoltura con quella industriale della chimica verde». Fioroni vuole fare dell’area «il protagonista nazionale della bioeconomia circolare».

Dalla terra alla terra – È il Professor Cotana, direttore del Centro Nazionale di ricerca sulla Biomasse, a chiarire cosa si intende per bioeconomia circolare. «Tutto quello che si progetta in termini di materiali deve avere una fine che si chiude nella natura e non nella discarica. Quindi anche le plastiche devono essere compostabili e biodegradabili e devono ritornare alla terra». Dalla coltivazione di cardi e girasoli nelle aree interne alla produzione di biomateriali negli stabilimenti ternani. Con la lavorazione chimica dei semi oleaginosi si ottengono quelle plastiche in grado poi di decomporsi e tornare a concimare la terra. Un ciclo a basso impatto ambientale. La sostituzione delle bioplastiche a quelle tradizionali non è ancora completa ma ci sono campi in cui il passaggio è avvenuto da tempo. Uno di questi è quello dei sacchetti per la spesa, obbligatori nei supermercati italiani dal primo gennaio 2018. Novamont, l’azienda leader in Italia per questa produzione, nel polo chimico ternano ha cominciato a fare innovazione già dai primi anni ’90.

La chimica verde – Il colosso dei biomateriali, diretto dalla manager umbra Catia Bastioli, dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel rilancio della chimica a Terni. «Qui comincia la nostra storia. È il territorio in cui lo sviluppo di nuovi prodotti ha coinvolto ricerca e mondo agricolo». A parlare del futuro della chimica verde a Terni è Giulia Gregori, responsabile del settore Pianificazione strategica di Novamont. «Il nostro approccio è quello di riconvertire siti industriali in crisi con nuove tecnologie», ci dice. A confermare l’interessamento dell’azienda nella riqualificazione complessiva del polo è lo stesso assessore Fioroni. Il progetto sarà supportato da diverse fonti di finanziamento, Pnrr in primis. «I tempi – ammette – sono quelli della programmazione economica. L’orizzonte per la prima fase della reindustrializzazione è di due o tre anni». Con la promessa di riassorbire gli operai della Treofan e la creazione di nuovi posti di lavoro. Un’attesa forse troppo lunga per chi il lavoro l’ha già perso. 

Autore

Luca Ferrero

Nato a Pescara il 20/05/1991. Laureato in Lettere Moderne e Scienze Storiche all'Università di Bologna. Exchange Student presso il Department of History del King's College di Londra. Giornalista praticante del XV biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.