La storia infinita della destra giovanile: viaggio tra i militanti umbri di Gioventù Nazionale

I nuovi militanti: «La nostra generazione non ha ancora un nome, è in cerca di una identità»
Il partito di Giorgia Meloni cresce in Umbria: le iscrizioni al movimento giovanile superano il centinaio

Quella di Giorgia Meloni si chiama generazione Atreju, come l’orfano de La storia infinita che combatteva contro il Nulla per tenere viva la fantasia della gioventù. I ragazzi degli anni Novanta, che militavano in Alleanza Nazionale, ora sono i dirigenti di Fratelli d’Italia: il “miracolo” dei conservatori italiani che raggiunge nei sondaggi vette del 20%. Ma i tempi sono cambiati. I ventenni di oggi, organizzati in Gioventù Nazionale, non leggono più Ende e Tolkien. Hanno un’idea di destra che è tutta patriottismo e concretezza. Nel mondo della fuga dei cervelli all’estero, della disoccupazione giovanile al 33%, dell’assenza di prospettive, non c’è tempo per le metafore offerte dai fantasy del secolo scorso.

La scuola – «La nostra generazione di militanti non ha ancora un nome, è in cerca di una identità», sostiene Mattia Vagnetti, 19 anni, figlio di operai della Perugina. Anche in Umbria il partito si rafforza e il movimento giovanile cresce. I giovani tesserati di Fratelli d’Italia nella regione superano il centinaio. Mattia si è iscritto nel 2020, quando era in quarto superiore. Ricopre la carica di coordinatore di Studenti in Azione Perugia. Perché a destra è da sempre così. Non c’è solo l’organizzazione giovanile di partito, quella che fu Azione Giovani per Alleanza Nazionale e il Fronte della Gioventù per il Movimento sociale. Ci sono anche le università e le scuole, ed è tradizione che il movimento studentesco conservi un certo grado di autonomia. Il segreto del successo tra i giovanissimi è, secondo Mattia, proprio questo. Studenti in Azione è legato a FdI, ma rimane apartitico.

Le università e la storia – Lorenzo Stramaccioni, 21 anni, ha cominciato, come Mattia, al liceo. Studia Economia ed è coordinatore di Azione Universitaria.  Lo incontriamo in centro a Perugia, in via Campo di Battaglia, dove si riuniscono soprattutto i giovani del partito.  Spiega che quella era un tempo la sede del Fronte Universitario d’Azione Nazionale. «Siamo gli eredi del FUAN», afferma. Il Fronte, per quanto minoritario, era particolarmente radicato. «Questa sede è l’emblema della coesione che c’è tra il mondo universitario e Fratelli d’Italia. Azione Universitaria resta autonoma, ma non si può negare che è la casa della destra», puntualizza.

Ecologia – Riccardo Ciancabilla, 24 anni, segretario di Gioventù Nazionale Umbria, racconta che il compito del “giovanile” è quello di fare da laboratorio autonomo di idee. I militanti umbri di Gioventù Nazionale, in queste settimane, discutono di ecologia. «Purtroppo è un tema che viene ancora considerato di sinistra», afferma Riccardo. La sfida di Gioventù Nazionale è di pungolare gli adulti sulla questione green e di sfilarla ai millennial progressisti. C’è un precedente illustre: l’intuizione di Paolo Colli, che negli anni Ottanta creò Fare verde da una costola del Fronte della Gioventù.

La leader – Riccardo si è iscritto al partito nel 2017. «Mi avvicinai, come tanti, attirato da quell’astro nascente che era Giorgia Meloni. Rimasi affascinato». Questa fascinazione, del resto, accomuna molti giovani militanti. «È meraviglioso vedere come una donna così intraprendente stia dimostrando di essere più influente di tanti uomini. La Meloni per me è stata un’illuminazione». La responsabile provinciale Marina Tomassoni, 20 anni, che come Lorenzo e Riccardo viene da una famiglia di destra, spiega così la sua adesione al partito. Le ragazze di Gioventù Nazionale inseguono il sogno “Giorgia” nel loro piccolo mondo di provincia. Ma per Marina come per Laura Trombi, 25 anni, l’impegno nel partito è poco ideologico, molto pratico.

Post-ideologico – A Marina stanno a cuore i paesi dimenticati fuori dal capoluogo umbro, mentre Laura Trombi, responsabile comunale del gruppo giovanile, è arrivata a FdI gradualmente, passando per l’associazionismo locale. Oggi siede nel direttivo, dove è referente per il movimento giovanile, che definisce «l’ombra e il braccio di FdI». Il suo è un percorso anomalo. Non ha fatto tappa all’università, come la maggior parte degli esponenti perugini. Dopo la maturità ha trovato lavoro come impiegata. «Grossi discorsi non mi va di farli, perché – ribadisce – sono lontani dal mio spirito. La politica per me è esperienza concreta». Nel suo futuro non vede il Parlamento. Al massimo il Consiglio comunale. Ma sente di replicare in qualche modo il «percorso di crescita», maturato nelle organizzazioni giovanili, che fecero Giorgia Meloni e il suo gruppo di amici vent’anni fa.

Autore

Ludovica Passeri

Nata a Roma il 22 giugno 1995. Diplomata al liceo classico Terenzio Mamiani. Laurea magistrale in Storia alla Sapienza con Erasmus presso l’Université Paris-Sorbonne e borsa di ricerca tesi all’estero. Giornalista praticante del XV biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.