Castelluccio, la ricostruzione fantasma

A cinque anni dal sisma solo macerie, gli abitanti sfollati. Urbano Testa (Comitato civico): "politica distratta e troppa burocrazia"
Nello Perla, imprenditore agricolo: «Se i lavori non partono a breve rimarrà: bello in foto, ma senza vita»

Per Castelluccio di Norcia, uno dei paesi più colpiti dal terremoto del 2016, passa solo la strada provinciale 477. Arriva da tre direzioni: da Arquata del Tronto, Norcia e Visso. Nei giorni dopo il sisma, due delle tre vie di transito erano bloccate per i crolli: per mesi il tratto di Arquata è stato l’unico transitabile. L’ultimo a riaprire è stato il tratto di Visso, dove nel 2020 è passata la gara ciclistica Tirreno-Adriatica. La viabilità ai Piani di Castelluccio oggi funziona al 100% e i turisti, restrizioni permettendo, sono tantissimi. Chi alza lo sguardo verso il promontorio di Castelluccio, però, scorge un paese ancora fatiscente. A cinque anni dal terremoto, i lavori di ricostruzione non sono ancora cominciati.

Errori amministrativi – Urbano Testa, residente a Roma, è il presidente del Comitato civico di Castelluccio e qui possiede ancora la casa dei genitori, una delle poche rimaste in piedi dopo il sisma. Ai genitori di Urbano fu impedito di tornare a viverci per la loro sicurezza, in compenso venne assegnata loro una Sae (Soluzione abitativa di emergenza). «Penso si siano lasciati morire di tristezza – aggiunge – perché non avevano più punti di riferimento». Parlando dei tavoli di confronto che negli anni si sono succeduti sul tema ricostruzione, Urbano assume un piglio battagliero. «Il sindaco Alemanno ha sbagliato a non puntare su Castelluccio – dice – si è concentrato su Norcia, che in confronto non aveva subìto tanti danni». Lungo le vie del paese ci sono ancora macerie e muri semidistrutti, anche casa di Urbano rischia di essere demolita. «Sembra quasi una cattiveria – dice – invece di farci riavere le case, valutano idee strampalate. Ad una delle ultime riunioni hanno parlato di fare una ferrovia a cremagliera per rendere Castelluccio più “green”».

Burocrazia canaglia – I residenti castellucciani ormai si contano sulle dita di una mano, la maggior parte si è dovuta stabilire altrove. Anche i membri della Pro Loco sono sparsi tra Lazio, Marche e la vicina Norcia. Lì, a casa della madre, vive Nunzio Testa, il presidente. «A valle del paese ci sono 8 Sae – spiega – in una abita un ragazzo che ha il bestiame. Non possedendo un capannone, fa dormire gli animali all’aperto». Nunzio sale a Castelluccio regolarmente per scattare qualche foto alla sua vecchia abitazione, di cui è rimasta solo la facciata d’ingresso. Era proprietario del terreno dove oggi sorge il Deltaplano, complesso di locali in cui si sono trasferiti i ristoranti del paese. Per far rivivere l’atmosfera di una volta, però, ci vuole altro. «Negli anni 70 sui muri delle case c’erano scritte anonime in dialetto che raccontavano fatti accaduti in paese – racconta Nunzio – sarebbe bello riprodurle in qualche modo, quando Castelluccio ci sarà di nuovo».

Ritardo accumulato – Dall’Ufficio speciale per la ricostruzione spiegano che i motivi del ritardo accumulato su Castelluccio sono almeno due. Primo, la difficoltà di fare lavori edilizi in una zona a 1400 mt di altitudine, dove le temperature invernali possono scendere ampiamente sotto lo zero. Secondo, dover tenere conto della soprintendenza del Parco dei Monti Sibillini, di cui il territorio di Castelluccio fa parte, per gli interventi che toccano il paesaggio e la filiera agricola.  Nei prossimi due anni dovrebbero partire molti cantieri pubblici e così anche a Castelluccio arriveranno, forse, le prime gru.

La lenticchia non basterà – Se Castelluccio di Norcia in sé non esiste più dopo il terremoto, il suo marchio sopravvive grazie ai legumi coltivati sulla Piana. Veri e propri baluardi. Gli agricoltori locali, però, lamentano l’assenza di aree di sosta per chi visita i campi di lenticchia e di strutture per gli strumenti necessari alla semina. «Vorrei poter rifare il mio stabilimento dove era prima – dice Nello Perla della cooperativa “Lenticchia di Castelluccio” – al momento per la lavorazione del prodotto mi appoggio ad un amico». La cooperativa di Nello ha brevettato i suoi semi di lenticchia e con questi è stata candidata al Rural Inspiration Award del 2021, concorso cui partecipano aziende agricole di tutta Europa che si distinguono per l’innovazione tecnica. Al di là dell’orgoglio personale, Nello teme che se i lavori di ricostruzione non partiranno a breve, facendo tornare i residenti, Castelluccio si trasformerà in un paese fantasma, bello in foto, ma senza vita. «Era la gente del posto ad accogliere gli avventori – ricorda Nello – se rimarrà disabitato, a lungo andare non verrà più nessuno».

Autore

Elettra Bernacchini

Originaria di Recanati (MC), laureata in Semiotica all'Università di Bologna. Giornalista praticante del XV biennio della Scuola di giornalismo di Perugia.