Sorveglianza Orwelliana per gli esami: all’università arriva il riconoscimento facciale

Le regole ferree degli atenei: ogni prova a distanza viene videoregistrata, previa scansione biometrica
Occhi sulla webcam, pareti vuote e meno tempo a disposizione. Massima intransigenza su problemi e imprevisti, la responsabilità è sempre dello studente

Gli esami non finiscono mai – Neanche durante il lockdown. A casa, da mesi. Ora la sessione estiva: per Andrea e i suoi colleghi dell’università Luiss di Roma i test – tutti scritti – si svolgono sulla piattaforma tecnologica Cisco Webex. Alcuni professori hanno ridotto il tempo a disposizione per eseguire il compito. «Così ce n’è meno per copiare», spiega Andrea. Tutti gli esami sono registrati. Il docente guarderà le registrazioni a campione per assicurarsi che tutto proceda regolarmente. Una volta partito il countdown, il computer è inibito: non è possibile aprire alcuna finestra finché non si ha finito. Alla Bocconi di Milano sono vietate anche calcolatrice e fogli bianchi per fare i conti, o meglio: si possono usare, se consentiti dal docente, ma “a rischio e pericolo dello studente”. Gli occhi del candidato infatti non devono mai staccarsi dallo schermo, altrimenti il software fa scattare “l’allarme” e la prova si interrompe. Soltanto dopo il check del professore lo studente potrà riprendere l’esame. Dunque, a scanso di equivoci, l’uso di carta e penna è fortemente scoraggiato. Banditi anche auricolari e cappellini: pena l’annullamento della prova con sanzione disciplinare.

Molti studenti hanno raccontato su YouTube le proprie esperienze con gli esami online

Scansione biometrica degli studenti con una app – L’ateneo romano si è ben assicurato contro i “furbetti”. L’appello pre-esame si fa con il riconoscimento facciale: a identificare i tratti somatici è l’applicazione Keyless, in grado non solo di accertare l’identità del candidato, ma anche di controllare che davanti al computer, per tutta la durata della prova, ci sia sempre la stessa persona e non un sostituto. E la privacy? Gli studenti sottoscrivono policy che li tutelano? «Chi se lo ricorda – risponde Andrea – probabilmente lo avrò fatto in fase di installazione del software, quando bisogna cliccare tutti quegli ‘Accetta’ per andare avanti». Nessuno degli studenti sa rispondere con precisione, ma non perde neanche troppo tempo a chiederselo. D’altronde: «Non ci sono alternative» scherza Andrea. Procedura simile all’università Bocconi di Milano: il software scelto per la vigilanza, in questo caso, si chiama Respondus e fa tutto da solo. Prima di cominciare l’esame, dopo la consueta scansione facciale, c’è l’ispezione della stanza, da inquadrare a 360°: via quadri, poster, cartine, foto. Niente intorno, ogni angolo è scandagliato.

Processo di autenticazione tramite Face ID e parametri biometrici dell’applicazione Keyless

Se qualcosa va storto – Sgomberata la scrivania, sembra tutto in regola. Ben lontani dallo sguardo della webcam, nel cassetto, appunti, libri, cellulare rigorosamente spento e cuffiette: tutto vietato. A pochi istanti dall’inizio della prova, l’imprevedibile: il computer va in blocco. È quello che è successo ad Andrea: passano diversi minuti prima di riuscire a recuperare il telefono, contattare l’assistenza, spiegare l’accaduto e cercare una soluzione. Quando viene ripristinato il sistema è troppo tardi, mancano una manciata di secondi allo scadere del tempo: l’esame è andato a monte. «Il professore non ha potuto fare niente – spiega – è stato comprensivo ma non aveva scelta: come si può dimostrare che io non abbia simulato il malfunzionamento per prepararmi meglio? Dovrò ridare l’esame al prossimo appello». Dall’assistenza rivelano che non si tratta di un caso isolato: a creare problemi è il sistema operativo dei computer Apple. Così Andrea è costretto a procurarsi un pc diverso per l’esame successivo: «avrebbero potuto avvisarmi prima, così non avrei perso la sessione d’esame».  

Caricamento di un esame registrato sulla piattaforma YouTube da parte di uno studente

Esami su Youtube – Enrico studia all’università La Sapienza di Roma e ha ricevuto regole diverse. Per fare l’esame ha bisogno di due webcam: una che inquadri lui, un’altra che inquadri il foglio dove scrive. Sembrano scatole cinesi, tutti questi apparecchi “sentinella” connessi e collegati che scrutano lo studente. Una volta finito, tutte le registrazioni finiscono sulla piattaforma Youtube: è lì che il professore, a sua discrezione, andrà a guardare i suoi studenti chini sul compito d’esame. Ma le indicazioni non sono finite: per quanto riguarda il candidato si preferisce sia di spalle alla parete, a circa un metro e mezzo di distanza. Lo smarphone? Spento e rivolto verso il basso. Certo, gli atenei non possono assicurare che non ci siano “trucchi” da parte degli studenti, ma in questo caso ce l’hanno messa tutta.

Autore

Stefania Blasioli

Nata a Lanciano (CH) il 13/07/1996. Laureata in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.