Il coronavirus ferma la CO2 ma non salva il clima. Legambiente: «Serve una ripartenza green»

Il lockdown ha fatto crollare le emissioni del 28% e migliorato la qualità dell'aria, ma non abbastanza per rispettare gli impegni internazionali contro il riscaldamento globale
Con il Decreto Rilancio previsti ecobonus per efficienza energetica e acquisto di biciclette, ma per gli ambientalisti occorre più coraggio

Le misure prese per contrastare il Covid-19 hanno prodotto la più rilevante diminuzione di emissioni di gas serra degli ultimi 150 anni. Durante il lockdown, con le industrie ferme, le strade deserte e gli aerei a terra, i fattori inquinanti sono stati quasi azzerati. Soltanto in Italia, tra marzo e aprile, si è registrato un crollo nelle emissioni di CO2 del 28 per cento. Secondo uno studio del sito Carbon Brief, basato sui dati raccolti da varie agenzie in tutto il mondo, quest’anno la contrazione a livello mondiale sarà di circa il 5,5 per cento rispetto al 2019. Stime più ottimistiche, dell’Agenzia internazionale dell’energia, parlano di una diminuzione dell’8 per cento.

Il Covid non salverà il clima – Il calo registrato quest’anno non ha precedenti, ma potrebbe comunque non bastare per soddisfare gli impegni internazionali in materia ambientale. Secondo le linee guida delle Nazioni Unite, per mantenere l’aumento della temperatura globale sotto 1,5 gradi è necessaria una riduzione delle emissioni del 7,6 per cento l’anno, ogni anno, fino al 2030. Quindi, la diminuzione stimata per il 2020 (tra il 5,5 e l’8 per cento) potrebbe non essere sufficiente. Eppure, in termini economici, ha già causato la più grande recessione dell’ultimo secolo. Questo vuol dire che gli impegni climatici sono irrealizzabili? No, e il motivo è che questa diminuzione non è strutturale, ma solo temporanea. Inoltre, i maggiori inquinatori – come le centrali a carbone – sono rimasti in attività: non basta abbandonare auto, treni e automobili. Per questo il segretario dell’Onu Antonio Guterres ha detto che «non combatteremo i cambiamenti climatici con il virus».

La posta in gioco – Le ricadute del distanziamento sociale si percepiscono anche nella qualità dell’aria. Il satellite Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europa ha registrato, tra marzo e aprile, una drastica diminuzione del diossido di azoto su tutta l’Europa. Questo tipo di gas – prodotto da auto e fabbriche – è tra i più comuni e, al contempo, tra i più nocivi per la salute. Ma quanto durerà? L’analista del Centro per le ricerche sull’energia e l’aria pulita Lauri Myllyvirta sostiene che tutto, ora, si gioca sulla ripartenza. Il rischio principale è che la reazione politica alla crisi economica annulli o peggiori la svolta. L’opportunità, invece, è che gli enormi investimenti pubblici in arrivo vengano spesi per migliorare l’efficienza energetica e le buone pratiche ambientali.

La ripartenza green secondo il Governo – Dopo ogni grande crisi, la società spesso chiede un cambiamento. Già nelle settimane prima della ripartenza, associazioni ambientaliste, gruppi di imprenditori e semplici cittadini hanno chiesto di ripartire immaginando un Green Deal per l’Italia. Ed è arrivato il Decreto Rilancio: il governo ha messo a punto le linee guida della ripresa economica. Si parla di efficienza energetica, rinnovabili, piste ciclabili e mobilità alternativa. L’intenzione è quella di voler «cambiare marcia rispetto al passato» stando alle parole del ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Cosa ne pensano gli ambientalisti – Più cauto è Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, che saluta il Decreto Rilancio come «un primo segnale positivo per rilanciare il paese in chiave green», avvertendo però che «questi interventi da soli non bastano per fare della chiave ambientale e della strategia climatica il motore del rilancio dell’Italia». Secondo Zanchini, infatti, occorre avere molto più coraggio e «non buttare i soldi nelle grandi opere». C’è entusiasmo, poi, per gli incentivi per l’acquisto di bici e monopattini, con lo scopo di ridurre il traffico in città. «L’auspicio – sottolinea Zanchini – è quello che il bonus possa essere esteso anche ai residenti dei comuni sotto i 50 mila abitanti, dando così continuità agli investimenti nelle piste ciclabili per mettere in campo una vera svolta nelle città».

Ecobonus – Il provvedimento più promettente è quello dello sgravio fiscale fino al 110 per cento per la riqualificazione energetica degli immobili. Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti e per Legambiente dimostra la volontà di investire sulla transizione energetica, dal fossile al rinnovabile, e sulla riduzione delle emissioni. Anche se la norma, per com’è scritta, ha un impatto ancora piuttosto limitato. Per rilanciare davvero il settore, propone l’associazione, occorre premiare gli interventi più efficienti, «come l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, l’installazione di reti a banda larga e per le ricariche delle auto elettriche, la semplificazioni in materia di impatto ambientale e partecipazione dei cittadini». Ma soprattutto occorre eliminare i sussidi economici al settore delle energie fossili. Un’idea espressa anche dal Commissario europeo per l’Energia, Kadri Simson, secondo cui «questo è un buon momento per sbarazzarsi dei sussidi ai combustibili fossili mentre si abbassano le tasse sull’elettricità. Un modo per spingerci nella giusta direzione, senza esercitare troppa pressione sui consumatori».

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quattrocolonnenews · Il decreto rilancio è una svolta “green”, risponde Edoardo Zanchini

Articolo e grafiche a cura di Sofia Gadici e Arnaldo Liguori

Autore

Arnaldo Liguori

Nato a Genova nel 1992. Laurea triennale in Scienze Politiche. Laurea magistrale in Mass Media e Politica all'Università di Bologna, con una tesi di ricerca sulla disinformazione online in Italia. Ha svolto un periodo Erasmus a Vilnius, in Lituania. Oggi è giornalista praticante presso la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.