Shopping, tra guanti e mascherine: il caos della “fase 2”

Ripartenza a ostacoli: al via nuovi saldi tra le difficoltà dei negozianti e la sfiducia dei clienti. Sanificazione dei vestiti e utilizzo dell'aria condizionata: resta l'incertezza
Produzione tessile dimezzata e consumi a picco. Persi oltre 2 miliardi nei mesi di lockdown: se non si invertirà la rotta circa 13mila esercizi potrebbero non riaprire mai

Lunedì 18 maggio il rumore delle saracinesche segnala la riapertura dei negozi di abbigliamento, calzature e intimo in tutta Italia. Non senza qualche incognita. Da Milano a Napoli, passando per Firenze e Roma fino a Palermo, la ripartenza dopo il lockdown per il Coronavirus è graduale: poche persone in giro e decine di serrande rimaste chiuse, tra chi preferisce aspettare, chi sta ancora lavorando alla sanificazione e chi invece ha dovuto dichiarare il fallimento.

Diamo i dati – Crollano le vendite al dettaglio: rispetto a febbraio l’Istat ha stimato per il mese di marzo una riduzione del 20,5%. Questo dato è dovuto in primo luogo al calo delle vendite dei beni non alimentari. Sempre secondo l’istituto a marzola produzione industrialeè diminuita rispetto al mese precedente: tra i principali settori economici colpiti le industrie tessili, di abbigliamento, di pelli e accessori, che vedono un crollo del 51,2% . Nel primo trimestre dell’anno la produzione di capi di abbigliamento si è ridotta del 24,3% rispetto a quello precedente. Per l’ufficio studi di Confcommercio, da gennaio a marzo del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, le maggiori diminuzioni di vendite al dettaglio hanno riguardato soprattutto il settore dell’abbigliamento e della pellicceria (-57,1%) e quello delle calzature e degli articoli in cuoio (-54,1%). I dati di aprile sono ancora più preoccupanti: rispetto allo stesso mese del 2019 Confcommercio ha stimato infatti una riduzione delle vendite nel comparto del vestiario dell’89%.

Il difficile rilancio– Tasse e affitti da pagare, la cassa integrazione che per molti non è arrivata e l’assenza di turisti che vengono ad acquistare i nostri famosi marchi, rischiano di aggravare una desertificazione economica sempre più preoccupante. Tra le incognite che assillano i commercianti c’è anche quella sulla merce rimasta invenduta in questi mesi.«Con la chiusura è saltata completamente la stagione primaverile – spiega Pina Parnofiello, coordinatrice nazionale della federazione italiana settore moda Confesercenti – I capi sono nei magazzini e bisogna vedere se e come i nostri commercianti riusciranno a venderli». Allora la sfida per far ripartire i consumi e far sopravvivere le attività commerciali nelle prime settimane della Fase 2 si gioca anche con sconti, offerte speciali, saldi di mezza stagione e promozioni

Il vademecum per gli addetti ai lavori – Nei negozi l’esercente è tenuto a seguire alcune importanti regole. Innanzitutto dovrà indossare sempre la mascherina quando è a contatto con una persona e dovrà far uso di un gel disinfettante per le mani prima e dopo ogni servizio reso al cliente. Il negoziante è poi tenuto a prevedere regole di accesso per evitare assembramenti e ad assicurare almeno un metro di distanza tra i clienti. Si dovrà poi pensare a igienizzare il negozio e favorire il ricambio d’aria. Tra i commercianti, però, sembra esserci un po’ di confusione. Alessandra è titolare di un piccolo negozio di vestiti nel quartiere di Monteverde, a Roma. «Non è chiaro – dice – se si debba igienizzare la maniglia dell’entrata ogni volta che entra o esce un cliente. Anche sull’uso dei condizionatori non si è capito come ci si debba comportare». Quello che è certo è che la ripartenza sarà molto lunga: «Poche persone – lamenta Alessandra – entrano in negozio e comprano qualcosa. Non tutti sono disposti a fare la fila per provare un pantalone. Si fa quel che si può per coniugare sicurezza e bisogno di tornare alla normalità». La titolare fornisce i guanti monouso ai clienti, ma invita comunque prima e dopo averli indossati di sanificare le mani con il gel igienizzante. Anche per questo motivo, Alessandra preferisce non sanificare i vestiti: «Non è dimostrata scientificamente – sostiene – la trasmissione del virus attraverso gli abiti. Meglio lasciare l’indumento all’aria aperta per un po’». Invece Giada, che fa la commessa in un negozio di abbigliamento femminile in Toscana, ci spiega: «Il nostro datore ci ha imposto di sanificare anche i vestitidopo ogni prova. Per ora le poche persone che sono venute ad acquistare non hanno avuto problemi a rispettare le disposizioni, ma vedremo come andrà quando ci saranno i saldi e ci sarà più gente».

E per i clienti? – È stato quindi dissipato anche il dubbio più grande delle scorse settimane: i vestiti si possono provare ma con l’obbligo di indossare mascherina e guanti monouso (o di utilizzare il gel disinfettante). Ma la confusione è ancora tanta perché la loro sanificazione è una scelta discrezionale. In caso un locale non disponga di strutture adeguate per la prova potrebbero essere estesi i termini per la resa della merce acquistata “a scatola chiusa”. Per il pagamento, meglio abituarsi ad utilizzare carte di credito/bancomant e smartphone, strumenti più sicuri di banconote e monete in termini di igiene.

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Passerelle digitali – E l’alta moda? Se i riflettori sulle sfilate si sono spenti a fine febbraio, per i prossimi appuntamenti in presenza si dovrà aspettare il 2021, ma intanto si lavora su alcune novità importanti. La Camera nazionale della moda, dal 14 al 17 luglio, presenterà la prima Milano Digital Fashion Week. Una risposta concreta all’esigenza di promozione e di business dei brand che avranno occasione di presentare, all’interno di un calendario digitale, le loro novità. La manifestazione, che si svolgerà interamente su Webinar, servirà infatti a promuovere le collezioni uomo primavera/estate 2021 e le precollezioni uomo e donna primavera/estate 2021. Tra i grandi stilisti non sarà presente Giorgio Armani, che presenterà le sue collezioni a settembre e che ha spostato l’appuntamento dedicato alle sfilate Privé a gennaio 2021, non più a Parigi ma nella storica sede di Palazzo Orsini a Milano.

Autore

Marcello Mamini

Nato a Torino il 10/10/1995. Laureato in culture e letterature del mondo moderno presso l'Università Unito di Torino. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.