Palestre e centri sportivi ai blocchi di partenza: pronti a riaprire?

Attività fisica ma con distanza interpersonale di due metri e attrezzi sanificati dopo l’uso, lezioni su prenotazione e uso degli spogliatoi limitato
Gli addetti ai lavori lanciano l’allarme: «Tra spese aggiuntive e ingressi contingentati a molti converrà rimanere chiusi»

Siamo usciti dalla ‘Fase uno’ con poche certezze, tra queste sicuramente i chili presi durante la quarantena. Chiusi in casa per settimane, blindati alle scrivanie in smartworking, in tanti non vedevano l’ora di tornare a fare un di un po’ di movimento. Ma il governo è sempre stato molto cauto sulla riapertura delle attività sportive a causa dell’alto rischio di contagio: tra sudore e umidità i “droplets”, letteralmente le goccioline che trasmettono il virus emesse tramite un colpo di tosse o uno starnuto, non solo si spostano più rapidamente ma, in un ambiente chiuso, persistono più a lungo.

I pesi e tutti gli attrezzi dovranno essere disinfettati dopo ogni utilizzo e potranno essere usati solo da un cliente alla volta

Adesso però una data c’è, il 25 maggio. In vista della riapertura di palestre, piscine e centri sportivi sono state pubblicate le “Linee guida per l’esercizio fisico e lo sport” elaborate dall’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il supporto di Sport e Salute e d’intesa con il CONI, CIP e le varie Federazioni. Il tutto in continuità con le disposizioni dell’Inail e dell’Istituto superiore di Sanità per ridurre al minimo il rischio di contagio. Un documento di quattordici pagine che, nonostante le rigide prescrizioni, prevede la possibilità da parte delle varie federazioni di apportare modifiche in norma alle specifiche delle varie discipline. Lo slogan promette bene: “Lo Sport riparte in sicurezza: ognuno protegge tutti”.

La strategia dei voucher – Eppure, proprio ora che sembra tutto pronto per la ripartenza, tra spese aggiuntive e mancati incassi, molti operatori del settore rischiano di non poter riaprire. «Ci sarà un forte calo dell’affluenza dovuto innanzitutto al timore delle persone di contagiarsi, come stiamo vedendo con la riapertura di ristoranti e negozi – dice Andrea Pambianchi fondatore e amministratore delegato del Fitness Network Italia – con la differenza che mentre un bar o una pizzeria per quanto guadagni meno rispetto a prima comunque vedrà delle nuove entrate, le palestre sono in debito di servizi con i propri utenti, quindi avremo un grave problema di flussi di cassa». Anzi, uno dei nodi da sciogliere è stato proprio quello di permettere agli abbonati di recuperare i mesi persi a causa del lockdown. «Fortunatamente, come per il turismo, anche per lo sport è stata prevista la possibilità dei voucher – continua – come credito da utilizzare per comprare un nuovo servizio».

I corsi di gruppo potranno essere svolti solo se permetteranno di rispettare la distanza di sicurezza di due metri tra le persone

Sicurezza ad ogni costo – Niente mascherine per chi svolge attività fisica, solo per il personale di sala e gli addetti della struttura. Ci si potrà allenare senza guanti ma a patto di igienizzare le mani e disinfettare gli attrezzi dopo ogni utilizzo. Le varie strutture stanno distanziando i macchinari e creando turnazioni di circa un’ora e mezza ciascuna. «In piena emergenza, i primi di aprile, come imprenditori del settore abbiamo fondato il CIWAS (Confederazione Italiana per il Welness, le Attività Sportive e la Salute) per trovare soluzioni comuni ma anche per problematiche di ordinaria amministrazione, come i costi dei vari presidi igienico sanitari – racconta Andrea Pambianchi – tra disinfettanti, paratie in plexiglass, dispositivi di protezione per il personale e sanificazioni giornaliere abbiamo stimato un aumento delle spese del 20% a fronte di un quasi annullamento delle entrate, nessuna attività può resistere a lungo così». Infatti, secondo i dati raccolti dall’IFO (International Fitness Observatory) circa l’82% dei proprietari di centri fitness italiani ha dichiarato di essere a rischio chiusura. Ciò significa che nel nostro paese, su un totale di 15mila palestre e piscine, circa 11mila 600 non sopravviveranno.

Spazio di manovra – Nelle palestre ogni cliente dovrà muoversi mantenendo una distanza di due metri. Un numero che ha messo in crisi molti gestori. «Se pensiamo che il parametro principale di performance di una palestra è quello degli “iscritti al metro quadro” (tanti più ne ho quanto più è valido il mio modello di business) » , spiega Pambianchi. Con lo smartworking, poi, le palestre perderanno una grande fetta di clienti che, rimanendo a casa, non avranno più motivi per scegliere la sede vicino al proprio ufficio. Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto che i centri sportivi riapriranno nei mesi di bassa stagione, quando ormai è troppo tardi per rimettersi in forma per l’estate e tra il caldo e le belle giornate si tende a rimandare l’appuntamento con lo sport a settembre. «Un rischio che non possiamo permetterci di correre – conclude Pambianchi – anche perché i soldi iniziano a scarseggiare e non sappiamo come pagare i collaboratori che per adesso hanno ricevuto solo i 600 euro del mese di marzo».

Si privilegeranno gli spazi all’aperto in modo da garantire lo svolgimento dell’attività fisica a distanza di sicurezza

L’anno zero – Più fortunate quelle strutture che vantano spazi aperti dove praticare il tennis o il paddle. All’aperto il rischio di contagio è minore grazie alle ampie distanze e al ricircolo costante di aria. Le strutture stanno valutando l’ipotesi di dotare ogni giocatore di un guanto da indossare nella mano con cui non tiene la racchetta, in modo da garantire che le palline non diventino veicolo del virus. «Bisognerà comunque fare attenzione nel momento in cui ci può essere un contatto – dice Sergio Garozzo direttore del Nuovo Tuscolo Sporting Club di Roma – nell’ingresso e nell’uscita dal campo ma anche nell’utilizzo delle panchine che andranno igienizzate alla fine di ogni match. Si giocherà su appuntamento e ci sarà uno scarto di 10 minuti tra una prenotazione e l’altra». Una turnazione che comunque diminuirà gli ingressi giornalieri e quindi anche i nuovi incassi a fronte dei numerosi abbonamenti già pagati: «Per quest’anno abbiamo stimato una contrazione delle entrate del 70% – chiosa Garozzo – nell’ottica della ripartenza stiamo ragionando come se la struttura aprisse per la prima volta il 25 maggio, come se questo per noi fosse l’anno zero».

Cartelli con le procedure informative dovranno essere sempre presenti in tutti gli spazi comuni

Autore

Rebecca Pecori

Nata a Roma il 19/02/1994. Diplomata al Liceo classico Torquato Tasso di Roma. Laurea Magistrale in Filosofia morale presso l'università La Sapienza di Roma. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.