Mascherine e regole ferree: così ripartono i parrucchieri

Emanuele Fiorucci, titolare di un salone a Perugia, spiega com’è cambiato il suo lavoro dopo il lockdown
Appuntamenti da contingentare e strumenti da sanificare. Le spese aumentano

«Stare a casa e sapere che il locale era chiuso è una frustrazione. Meglio lavorare così che non fare niente». Emanuele Fiorucci è un barbiere di Perugia. Come tutti i suoi colleghi, non ha potuto lavorare per due mesi. Ora ha ricominciato, ma il modo in cui riceverà i clienti sarà molto diverso da come eravamo abituati.

Signor Fiorucci, come ha preso la decisione di anticipare l’apertura per i parrucchieri?
«Se l’emergenza in Umbria fosse stata grave come al Nord avrei preferito rimanere chiuso. Per fortuna qui ci sono pochi contagi, perciò è stata una scelta giusta. Anche noi dobbiamo ripartire».

Lei ha aperto fin dal primo giorno?
«Sì, ho aperto lunedì (18 maggio, ndr). Forse aprirò anche questa domenica, ma dopo tornerò a fare gli orari di lavoro normali (con chiusura le domeniche e i lunedì, ndr)».

Che difficoltà ha comportato il lockdown?
«Si sopravvive anche senza guadagnare per due mesi, perché stando a casa non si spende. Il locale dove lavoro è il mio, quindi non ho pagato l’affitto, e ho ricevuto il bonus di 600 euro. Ma ci sono il mutuo e le altre spese. Penso che servano più sussidi per l’acquisto dei prodotti igienizzanti».

Com’è cambiato ora il suo lavoro?
«Devo indossare una visiera per gli occhi, una mascherina e dei guanti monouso per ogni cliente. Dopo ogni taglio devo sterilizzare tutti gli attrezzi: le forbici e i pettini vanno immersi in un liquido che li igienizza in due minuti, invece i rasoi elettrici e le poltrone vanno igienizzati con uno spray».

Queste novità quante spese comportano?
«Ho già speso un migliaio di euro per comprare i sanificatori e le mantelle monouso. Penso che mi dureranno per un paio di mesi, poi dovrò riacquistarli. Tutto questo mi costa tre o quattro euro in più per ogni cliente».

Subirà anche una perdita per contingentare gli ingressi?
«Sì, prima ricevevo un cliente ogni venti minuti, ora potrò farlo ogni mezz’ora. Serve più tempo, perché devo igienizzare la poltrona e gli strumenti».

Sarà costretto ad aumentare i prezzi?
«Sarebbe la cosa più giusta da fare, ma per il momento non lo farò».

Sa se qualche suo collega ha tagliato i capelli a domicilio durante il lockdown?
«In giro ho visto tante persone con i capelli tagliati. Alcune di loro avevano chiamato anche me, ma io non sono andato a casa di nessuno. Sarebbe stato da irresponsabili».

Autore

Riccardo Ciriaco

Nato a Lamezia Terme (CZ) il 24/11/1992. Laureato in giurisprudenza all'università Roma Tre. Giornalista praticante del XIV biennio della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.