«In prima linea contro il coronavirus, ma non mi arrendo: l’emergenza continua ma ce la faremo»

Infermiera, 25 anni: «Ogni giorno combatto contro il Covid-19. Una battaglia che sembra interminabile con il terrore costante di essere contagiata»
I numeri sono in calo, ma non scende la pressione sugli operatori sanitari: turni estenuanti, nostalgia della famiglia e una tensione emotiva che non li abbandona mai

La nuova avventura – «La sensazione più bella? Quando mi tolgo la mascherina e ricomincio a respirare ossigeno». Martina (nome di fantasia, perché preferisce rimanere anonima) ha 25 anni e fa l’infermiera dal 2017, quando si è laureata. Dai libri alla corsia il passo è stato breve: smessa la corona di alloro ha indossato la divisa per lavorare in una Rsa (residenza assistenziale sanitaria) nel suo paese. Lì è rimasta fino a quando qualche settimana fa è stata assunta da un ospedale umbro a causa dell’emergenza Coronavirus. Ora il suo compito è di assistere i positivi al coronavirus in un reparto di rianimazione appositamente allestito: «È difficile, ma da quando mi sono trasferita sento di aver iniziato una nuova avventura».

L’emergenza – Martina è una delle migliaia di operatori sanitari impegnati nella lotta al Coronavirus. Ma se la pandemia inizia in Italia a frenare la sua corsa, il numero di medici e infermieri contagiati continua a salire: dagli ultimi dati sono oltre 14mila, dei quali il 52% sono infermieri, secondo quanto riporta la Federazione nazionale ordine professioni infermieristiche. Inoltre c’è un continuo bisogno di reintegrare le fila di un settore che già prima era in crisi. Oltre al decreto legge del 9 marzo 2020 che prevede misure straordinarie per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale, le Regioni hanno iniziato ad attingere dalle proprie graduatorie interne. In Umbria la Usl 2 Terni ha pubblicato un bando per 325 posti, mentre l’azienda di Perugia ha stabilizzato la posizione di 90 precari e assunto 5 infermieri e 12 operatori socio sanitari che avevano partecipato a concorsi degli anni passati.

Tra i dispositivi di protezione individuale i guanti e la mascherina sono i più importanti

I turni – A causa della pandemia, un’intera zona dell’ospedale dove Martina lavora è stata adibita a percorso Covid-19: i posti letto, fino ai primi giorni di aprile, sono stati sempre pieni, vigilati costantemente dagli infermieri che si alternano in turni creati apposta per questo periodo. Quattro giornate, partendo dal turno pomeridiano e chiudendo con quello notturno, che va dalle 19 all’una. Poi lo “smonto”, il giorno libero dopo la notte. Un ciclo continuo, senza riposo. Ma nella voce di Martina, oltre alla fatica, c’è una grande forza di volontà: «Questo lavoro, se fatto con passione, ripaga di tutti gli sforzi che stiamo facendo. Questo virus ci ha unito ancora di più con i colleghi e ci sosteniamo a vicenda»

Dietro la mascherina – I dispositivi di protezione individuale nascondono volti, gerarchie e emozioni, come ci racconta la giovane infermiera. Ma dietro alla mascherina, nei loro sguardi, non c’è solo la fatica fisica, ma anche lo sforzo mentale di chi si trova a fare i conti ogni giorno con la sofferenza delle persone. «I momenti di crisi ci sono e – racconta emozionata Martina – non me li dimenticherò mai. Così come i momenti di gioia, quando qualcuno riesce a guarire».

Uno sforzo collettivo – Anche in Umbria i numeri del Coronavirus si sono arrestati, alleggerendo il carico delle terapie intensive e in generale il lavoro degli operatori sanitari. Una volta tolta la divisa, quando la mascherina non blocca più il respiro ma lascia solchi profondi sul viso, Martina si porta il suo bagaglio emotivo nella sua nuova casa. Qui, da sola, non le rimane che chiamare i propri cari lontani e sfogarsi con loro. Ma non perde la speranza e invita tutti a continuare a seguire le indicazioni che arrivano dal Governo: «Rimanete a casa, perché solo così questi spiragli di miglioramento diventeranno la luce in fondo al tunnel di questa pandemia».

Autore

Marianna Grazi

Nata a Sinalunga, in provincia di Siena, il 26/02/1993. Dopo la maturità scientifica ho conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Siena e una laura specialistica in Editoria e Scrittura presso La Sapienza di Roma. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.