Il “virus” letterario: i grandi romanzi sulle epidemie

Da Boccaccio ad Ammaniti, da Manzoni a Camus. La quarantena per il coronavirus come occasione per riscoprire i libri che parlano della grandi malattie del passato
La letteratura spesso anticipa o profetizza la realtà e si presta ancora oggi ad essere una chiave di interpretazione del presente

Una pandemia partita dalla Cina dilaga nel mondo intero. Un nemico invisibile che, da un giorno all’altro, ci ha costretto a rimettere in discussione le nostre le nostre stesse vite. Circostanze come quelle che stiamo vivendo in Italia a causa del Coronavirus –la quarantena in casa, la limitazione degli spostamenti, la chiusura di scuole, uffici, negozi– rappresentano un laboratorio sociale in cui osservare le reazioni delle persone ad una situazione inimmaginabile fino a pochi mesi fa. Ma che può essere letta alla luce di modelli ed esempi che si trovano in letteratura. Se molti precedenti letterari fanno parte del nostro bagaglio culturale, come Boccaccio e Manzoni, altri autori invece salgono alla ribalta grazie alla capacità di anticipare la realtà. Non stupisce quindi che nelle classifiche dei libri più acquistati online di questi tempi figurino capolavori come “La peste” di Albert Camus e “Cecità” di José Saramago.

Il bello e il bene opposti al male. Il tema della pestilenza è stato, nella storia una presenza costante, descritta ed esorcizzata. Oggi tutte le città italiane sembrano la Firenze del 1348, chiusa a causa della peste nera, che Boccaccio racconta nel “Decameron”. Alla quarantena di allora, a quell’orrore della malattia, lo scrittore fiorentino oppone la bellezza dell’arte, rappresentata dai dieci ragazzi che ingannano il tempo raccontandosi novelle in aperta campagna. Tre secoli dopo sarà Milano la sede della stessa epidemia, raccontata nei “Promessi sposi” nell’Ottocento. In Manzoni troviamo lo scontro tra male e bene, tra le reazioni istintive, irrazionali dell’uomo che va a caccia dell’untore, e la razionalità, in quel caso ispirata da Dio. Come spiega Carlo Serafini, docente di giornalismo culturale a La Sapienza di Roma, parlando di un episodio chiave.

La parodia del Male. Il romanzo di Camus ha invece un’attinenza storica diversa. Ambientato negli anni Quaranta, racconta la malattia che invade, attraverso i topi, la città algerina di Orano. «Il virus è l’emblema di quello che è stato, pochissimi anni prima, il dramma che ha vissuto l’Europa sotto il nazismo – afferma il professor Serafini –. È una grande parodia del male che affiora dall’oscurità e distrugge la cultura di secoli». La storia diventa allora un drammatico affresco sulle passioni, sulle speranze spesso illusorie e sulle miserie umane che si ripetono ad ogni epidemia, al dì là dell’evoluzione dei tempi.

La distopia del presente. In “Cecità” di José Saramago il diffondersi di una malattia contagiosa, oltre a togliere la vista, riporta gli uomini ad uno stadio primitivo, quasi animalesco. Negli ultimi anni, questo tipo di letteratura distopica ha avuto sempre maggior presa. La distopia, al contrario dell’utopia, si immagina il peggiore dei mondi possibili come in “Anna” di Niccolò Ammaniti, pubblicato nel 2015 e ambientato nel 2020. Qui un’epidemia uccide tutti gli adulti lasciando in vita solo i bambini, che ne sono portatori sani. Anche se tratta di una malattia simile al Covid-19, questo romanzo è attuale soprattutto perché parla della nostra rabbia, della nostra fragilità e del nostro bisogno di indicare un colpevole. Nella fuga di Anna e del fratello ci sono tutte le cose che abbiamo visto, commentato o stigmatizzato in queste settimane, come le fughe da una zona rossa che il giorno prima non c’era e il giorno dopo si allarga a macchia d’olio in tutta Italia.

Un finale da scrivere. Mentre “L’amore ai tempi del coronavirus”, che si ispira al celebre romanzo – ai tempi del colera, però – di Gabriel Garcia Marquez, diventa un hashtag di tendenza sui social, chiusi nelle nostre case non resta che chiederci come sarà raccontata questa pandemia in futuro. Dal modo in cui affronteremo questa situazione, dalle nostre reazioni, nasceranno storie che verranno tramandate nel corso degli anni. Quello che è certo è che non si tratterà di una commedia. La guerra contro il Coronavirus è ancora in atto e intanto il numero di vittime sul campo di battaglia continua a salire. Se continueremo sul filone della letteratura distopica o torneremo ad immaginare un mondo migliore, questo è tutto da vedersi. Anche perché, di questa storia, dobbiamo conoscere ancora il finale.

Autore

Marianna Grazi

Nata a Sinalunga, in provincia di Siena, il 26/02/1993. Dopo la maturità scientifica ho conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Siena e una laura specialistica in Editoria e Scrittura presso La Sapienza di Roma. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.