Turismo, prima e ultima vittima del virus

Un settore fermo e migliaia di lavoratori a rischio: con il Coronavirus presenze azzerate ed eventi annullati. Federalberghi: «Una chimera pensare che Umbria Jazz si svolgerà a luglio»
In Umbria, come in tutta Italia, il comparto è stato il primo a risentire dell'emergenza e sarà l'ultimo a uscirne. E con l'allentamento delle misure di contenimento ci sarà solo il mercato interno

«La situazione è drammatica. Molto peggio del terremoto». A parlare è Rinaldo Giannelli, titolare di un agriturismo a Città di Castello, che ha già avvisato il suoi dipendenti: «se la situazione non cambierà in fretta, non potrò garantire loro il lavoro». Secondo le stime di Confcommercio e Federalberghi, i numeri sono chiari: «L’Umbria rischia di perdere più di 16mila posti di lavoro». Per Simone Fittuccia, presidente di Federalberghi: «Le nostre imprese devono poter sopravvivere, in attesa di uscire dal buio in cui ora ci troviamo».

Fonti: Regione Umbria e Confcommercio

Le perdite – Si stima che se l’emergenza del Coronavirus dovesse protrarsi fino a dicembre, il fatturato degli alberghi italiani colerebbe a picco: dai 12,5 miliardi del 2019 ai 3,3 miliardi di quest’anno. Un crollo del 73%.

Sul territorio – Per l’Umbria, le ripercussioni potrebbero essere ancora più pesanti. Nei mesi di marzo e aprile del 2019 le presenze totali sul territorio toccavano quota un milione (913mila). Un numero che, dopo la crisi provocata dal sisma del 2016, cresceva costantemente. Oggi, nel pieno dell’emergenza coronavirus, l’Umbria è ferma. Le presenze sono azzerate ed è difficile immaginare che le cose possano cambiare presto.

I provvedimenti – Il governo, intanto, è intervenuto con la sospensione dei versamenti previdenziali e contributivi per alberghi, agenzie e tour operator di tutta Italia e la possibilità per le agenzie di rimborsare i clienti con un voucher. «È stata messa in atto la cassa integrazione per i dipendenti delle strutture che sono ferme – spiega Fittuccia – ma ovviamente gli stagionali non hanno tutele, né certezze. È necessario mettere a disposizione delle aziende la liquidità di cui hanno bisogno, ma soprattuto è necessario annullare le tasse, non basta sospenderle o posticiparle».

Il futuro – Anche se è presto per parlare di futuro, nel pieno dell’emergenza, occorre pensare a quando si dovrà ripartire. Nella visione più ottimistica le strutture ricominceranno a lavorare a fine maggio o agli inizi di giugno, ma allora occorrerà contare solo sul mercato interno italiano: «L’estero ha già cancellato ogni tipo di tour in Italia per l’intero 2020» dice Fittuccia.

Gli eventi – Un aiuto potrà arrivare dai grandi eventi, quelli che non sono stati annullati. Expo Casa, Agriumbria, il Festival internazionale del giornalismo, The economy of Francesco sono solo alcuni degli eventi umbri che sono stati cancellati e che promettevano di portare sul territorio molti turisti. Un danno che è ricaduto anche sull’intero comparto dei servizi di allestimento che raccoglie decine di migliaia di lavoratori. Ora rischia di slittare anche Umbria Jazz. L’edizione del 2019 aveva registrato un numero di presenze record: 500mila arrivi. La nuova edizione dovrebbe partire il 10 luglio, con un palinsesto ricco di artisti, soprattutto stranieri. Gli organizzatori non si sono ancora espressi, ma è difficile credere che gli artisti potranno raggiungere il nostro paese con l’accelerare della pandemia a cui stiamo assistendo. Per Federalberghi «se Umbria Jazz non potrà svolgersi a luglio, come probabilmente accadrà, speriamo che venga posticipato a settembre o a ottobre e non che venga rimandato all’anno prossimo».

Autore

Sofia Gadici

Nata a Fiuggi il 14 dicembre 1992. Laureata in Scienze politiche e relazioni internazionali all'Università di Roma Tre e in Comunicazione pubblica digitale e d'impresa all'Università degli Studi di Perugia. Giornalista praticante presso la Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.