Studiare il virus per non farci più sorprendere

La risposta alla pandemia è nella genetica. Il virologo: «L'impegno scientifico non deve fermarsi dopo l'emergenza»

“Solo” un virus. – Corona o no, il Covid-19 “funziona” come tutti gli altri virus, ossia da parassita: ha bisogno di un “ospite” per sopravvivere. Lì, il virus è a suo agio e si mette comodo: introduce il proprio codice genetico per inibire il comportamento della cellula occupata e riprodursi. A questo punto, di cellula in cellula, l’infezione si espande. «Mentre esseri umani e animali hanno un genoma molto stabile – spiega Alessandro Marcello, direttore del laboratorio di virologia molecolare del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia di Trieste- dobbiamo pensare al virus come un insieme di virus leggermente diversi che evolve continuamente e si adatta alle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova per replicarsi»L’eqiupe del Centro di Trieste ha sequenziato finora quattro genomi completi del virus.

Perché isolare il Covid-19. – Tutto parte dai campioni prelevati dai pazienti tramite i tamponi. È da qui che i ricercatori “fanno la conoscenza” del virus e procedono ad isolarlo, per vederlo meglio: gli esperti lo separano da tutto quello che è “inutile”, come le cellule del paziente o eventuali batteri, e lo “coltivano” in laboratorio per studiarlo. Fatto questo, si procede al sequenziamento del virus, che ne mostrerà il profilo genetico e permetterà di stabilire come si sta adattando alla nostra specie, come si evolve, come si trasmette. Ad oggi i ricercatori sono in grado di vedere le differenze genetiche ma non di capirne le ragioni. Con il sequenziamento è anche possibile ricostruire il percorso del virus: il genoma riscontrato a Milano è geneticamente molto vicino a quello tedesco, mentre quello isolato a Roma è molto più simile a quello cinese. «In questo momento le risorse umane sono impegnate nella gestione dei casi positivi – spiega Marcello – ma sarebbe importante concentrarsi anche sull’isolamento e lo studio genetico del virus. Il Veneto, ad esempio, è privo di informazioni sul patogeno diffuso in quell’area e anche in Lombardia la conoscenza a disposizione sul ceppo è limitata».

Vaccino, meta lontana –  E’ Trovare un vaccino che contrasti la pandemia oggi è una corsa contro il tempo. Il sequenziamento è solo il primo passo: servono passaggi lunghi e tutti indispensabili. «Dovendo essere somministrato a persone sane, un vaccino deve essere perfettamente sicuro»afferma Marcello. Quanto tempo? Gli esperti non sono in grado di dirlo con precisione. «Non si può prescindere da Trial clinici che ne comprovino la sicurezza. A mio avviso ci vorrà almeno un anno – aggiunge il ricercatore – ma naturalmente spero di essere smentito». La vera domanda, secondo il virologo Alessandro Marcello, è: riusciremo a trovare un vaccino? «Per molti virus, come l’HIV, non ci siamo mai riusciti – sottolinea – bisogna piuttosto investire su farmaci specifici»

Farmaci e sperimentazioni. –I tempi necessari ad individuare un farmaco apposito contro il Covid-19 non sono brevi. «Per avere una nuova molecola bisogna lavorare sulla biologia del virus e capirne i punti deboli». Ma un’alternativa c’è: si può partire dai farmaci che abbiamo già e vedere se danno una risposta positiva sui pazienti affetti da Covid-19. Per quanto riguarda le sperimentazioni già in corso, secondo Marcello, c’è ancora scarsa evidenza scientifica: servirebbe un’ampia sperimentazione clinica, in diverse strutture. Un riscontro positivo non può determinare l’efficacia di questi farmaci, molti pazienti guariscono autonomamente. «Purtroppo la comunicazione è veloce mentre la scienza è più lenta. Bisogna avere pazienza e pensare a lungo termine». Alessandro Marcello ricorda che questa infezione ci ha già sorpreso tante volte. Diventerà una malattia endemica? Sparirà del tutto? Nessuno lo sa. Il ricercatore invita a guardare oltre l’emergenza: «Ci deve essere uno sforzo scientifico globale: la ricerca dovrà andare avanti anche quando questo virus non sarà più la prima notizia su tutti giornali». 

Autore

Stefania Blasioli

Nata a Lanciano (CH) il 13/07/1996. Laureata in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.