Uno sportello per gli uomini, “Cambiare prospettiva per combattere la violenza sulle donne”

Non solo centri di accoglienza per chi subisce maltrattamenti: l'assistenza per i violenti punta a risolvere il problema alla radice
La dottoressa Magionami dal 2016 lavora su questi casi: "La violenza è complessa. Chi è dentro non la riconosce". L'avvocato Astarita: "Ogni violenza tocca non solo la madre ma anche i figli"

È lei che mi accende” – È lei che mi provoca. Ho qualcosa che non va, ma non è colpa mia: lei mi fa diventare cattivo”. Manipolazione, seduzione, negazione: “Dottoressa, deve capirmi, io non ho fatto niente: l’ho picchiata solo una volta”. Di questo sono fatti i colloqui con la dottoressa Lucia Magionami, psicoterapeuta che nel 2015 ha aperto a Perugia, con l’associazione di volontariato Libertas Margot, uno sportello di ascolto per uomini violenti, l’unico nella regione.

« La violenza è trasversale.
Giovani o anziani, laureati oppure no:
sono uomini comuni, sono gli insospettabili »

Negli anni Lucia, lavorando con donne vittime di violenza, ha sentito l’esigenza di formarsi sulla terapia con gli uomini che usano la violenza. «E necessario comprendere appieno quello che accade: se noi riusciamo a capire le dinamiche probabilmente riusciamo anche a fare un cambiamento culturale. Perché se non si cambia prospettiva– spiega -, si rischia di normalizzare quello che normale non è. La violenza è complessa. Chi è dentro non la riconosce, sia dall’una che dall’altra parte».

Uno sportello “inedito” per Umbria –  Magionami, insieme ad un avvocato, organizzava incontri settimanali con autori di maltrattamenti. Gli “assistiti” non sono mai mancati. Se ne contavano 12 già il primo anno, divenuti 16 nel 2016, e 18 nel 2017. «La metodologia funzionava molto bene, era uno sportello di formazione e informazione». Dopo alcuni anni però, nel 2018, per necessità personali e anche per il carico emotivo che un lavoro di questo genere comporta si è deciso di cambiare. Gli incontri sono diventati individuali e il numero di persone prese in carico è diminuito. «La gente continua a chiedere aiuto ma quest’attività di volontariato non ci permette di seguirli tutti. Quelli che non possiamo aiutare vengono reindirizzati a professionisti privati o del territorio». Anche perché Lucia e tutti gli altri membri dell’associazione sono impegnati con il proprio lavoro autonomo e quello di Lucia si divide tra i suoi studi di Firenze e Perugia.


In Umbria, c’è tanto da fare – «La nostra regione ha un handicap in più: il territorio» dice Magionami. «Noi siamo a Perugia e persone di Gubbio o Città di Castello hanno grandi difficoltà a raggiungerci. Spesso abbiamo dovuto cercare punti d’incontro più vicini a loro, per continuare un percorso senza interruzioni. Il territorio è vasto, bisognerebbe aprirne tanti di questi centri».

“I pesci non vedono l’acqua in cui sono immersi” – «Quando ci si trova in un contesto pieno di stereotipi e di cultura violenta non ci si rende conto di quello che c’è», spiega Giuliana Astarita, avvocato che collabora con il Centro antiviolenza di Perugia. La violenza assistita esiste in ogni contesto di violenza domestica in cui sono presenti minori. «Ogni volta che c’è una madre vittima non c’è bisogno di indagare se il suo bambino abbia subito violenza: anche se dormiva, anche se giocava nella sua cameretta – dice l’avvocato – , è inevitabile che ne sia corrotto. Basta vedere un pianto, un livido, una voce tremolante o il silenzio. Purtroppo in tribunale manca ancora un’adeguata considerazione della violenza assistita».

Autore

Stefania Blasioli

Nata a Lanciano (CH) il 13/07/1996. Laureata in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.