Dall’Africa al Sud America, obiettivo: “autosviluppo”

Tamat è un'ong agricola perugina che "aiuta a casa loro" le popolazioni dell'Africa subsahariana e del Sud America
Operare nell'ultimo periodo è diventato più difficile: «Il primo governo Conte ha ridotto i finanziamenti di circa il 30%».

È una delle ong più importanti in Italia e ha la sede principale a Perugia, con dislocazioni a Milano, Ancona, Bamako (Mali) e Ouagadougou (Burkina Faso). Si chiama Tamat e aiuta le popolazioni dell’Africa subsahariana e di parte del Sud America. Il suo modus operandi è l’autosviluppo: non dà soluzioni a breve termine, come la sussistenza, ma di lungo periodo, fornendo conoscenze e strumenti per creare delle filiere produttive sostenibili, i cui frutti non vengono immessi nel mercato globale, ma venduti a livello locale per creare un business che rimane nella zona. La presidente e cofondatrice, Patrizia Spada, racconta che Tamat è nata nel 1995 su iniziativa di «quattro amici (due agronomi, un economista e un sociologo) che volevano lavorare nella cooperazione e nello sviluppo internazionale con un approccio diverso, partecipato e sostenibile».
«Li aiutiamo a casa loro», spiega con una battuta Luciano Della Vecchia, direttore esecutivo dell’ong. Insomma, come recita la massima, non dare pesci, ma insegnare a pescare.

Aiuti anche in Italia – L’associazione è attiva non solo al di fuori dei confini nazionali, ma anche in Italia, dove sostiene chi arriva in cerca di fortuna. Con un finanziamento del Ministero dell’Interno, Tamat ha recuperato le zone rurali di Perugia, affidandole agli immigrati per fargliele coltivare. I beneficiari hanno voluto produrre l’okra, una pianta africana usata per cucinare. Un progetto che prende il nome di “Coltiviamo l’integrazione” e che i membri dell’ong indicano con lo slogan «Cooperazione a tutte le latitudini».

Le altre attività – Non solo sviluppo agricolo e tecnico: in Tunisia, ad esempio, cinquanta allevatori sono stati aiutati a formare altrettanti allevamenti di una pecora autoctona. «Una scelta strategica, perché il consumo di carne ovina nel Paese è elevatissimo», chiarisce Della Vecchia. Poi c’è anche la cultura: Gender Plus è il programma per l’emancipazione delle donne che, attraverso un’attività di tutoraggio di due anni e un finanziamento con microcredito a tassi agevolati, vengono istruite per creare e gestire imprese artigianali. Il tutto accompagnato da campagne di sensibilizzazione.

Struttura e finanziamenti – Tra Italia ed estero, Tamat conta nel suo organico una ventina di persone più una serie di collaboratori che si aggiungono al personale locale. Si finanzia attraverso fondi pubblici erogati dallo Stato, dall’Unione Europea e da altri organismi internazionali, assegnati attraverso un sistema di bandi. Ma operare nell’ultimo periodo è diventato più difficile, come denuncia Della Vecchia: «Il primo governo Conte ha ridotto i finanziamenti di circa il 30%». Un taglio all’agricoltura, all’allevamento e all’emancipazione delle donne.

Autore

Riccardo Ciriaco

Nato a Lamezia Terme (CZ) il 24/11/1992. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Roma Tre. Giornalista praticante del XIV biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.