I cari estinti di Ferentillo: se il borgo rinasce con le mummie

Boom di visitatori dal nord Europa, il paese della Valnerina è meta del turismo esoterico
Le mummie nella cripta del Precetto sono star dei social ma per molti Umbri il luogo rimane un mistero

Può una comunità rivivere grazie ai morti? È il caso di un piccolo borgo arroccato nel cuore della Valnerina ternana, in una zona colpita dal terremoto del 2016. Tre anni dopo, la ripresa del turismo è legata alla curiosità per le mummie. Trentaquattro cadaveri imbalsamati e più di mille, tra teschi e ossa perfettamente conservate, riposano all’interno della cripta romanica sopra la quale, nel Cinquecento, fu eretta la chiesa di Santo Stefano.

La storia – Per oltre due secoli a Ferentillo, comune di 1800 abitanti in provincia di Terni, i corpi dei defunti venivano inumati all’interno della cappella sotterranea. Poi l’incredibile scoperta: il 12 giugno 1804 l’editto di Saint Cloud, emanato dal governo napoleonico, stabilì che le tombe dovessero essere poste al di fuori delle mura cittadine e ordinò la riesumazione delle salme dalle cripte delle chiese. Nei sotterranei dell’antica rocca del Precetto furono rinvenuti i corpi di 24 antichi ferentillesi ancora muniti di vesti, barbe e denti intatti, fasciati tutti da una pelle simile alla cartapecora, usata per le pergamene. Ma a sorprendere ancora di più fu lo stato fisico della cripta: completamente asciutto, senza tracce di infiltrazioni d’acqua piovana, laddove l’umidità è il principale agente chimico responsabile nella decomposizione dei cadaveri.

Le ricerche – Scienziati di tutto il mondo hanno cercato di analizzare le cause del fenomeno conservativo con l’obiettivo di risalire all’identità degli antichi abitanti. Nel giugno 2018 un team di dieci antropologi e paleontologi provenienti da diverse università europee ha condotto, sotto l’egida della Soprintendenza archeologica dell’Umbria, nuove ricerche sulle mummie e le ossa di circa 500 individui presenti nella cripta. Durante le operazioni di spostamento di alcuni resti sono riemersi dieci corpi di cui si era persa memoria. «Dall’analisi degli abiti e delle barbe emerge come i defunti sepolti nelle cripte appartenessero ai ceti sociali popolari – spiega il capo ricercatore Dario Piombino Mascali, mummiologo e docente di antropologia all’Università di Vilnius, in Lituania – alcuni di loro presentano buchi in testa e incisioni, segno di una morte avvenuta a seguito di interventi chirurgici».

Una risorsa – Ferentillo rappresenta un luogo di attrazione all’interno di un territorio, la Valnerina, che da sempre privilegia un turismo legato ad attività sportive e a percorsi naturalistici. Pur non avendo provocato danni ingenti nel centro abitato, il sisma dell’ottobre 2016 nella vicina Norcia causò un crollo delle presenze. L’inversione di tendenza si è avuta dopo la scoperta di nuove mummie e dal tam tam dei social come Facebook, Instagram o Tripadvisor. Il Museo delle Mummie, insieme al complesso di San Pietro in Valle, richiama significativi gruppi di visitatori dall’estero: «Nel periodo compreso tra aprile e ottobre arriviamo a ricevere circa 150 turisti al giorno – spiega Ilaria Bassetti, guida del museo – i più curiosi sono i turisti provenienti dal nord Europa, in particolare dai Paesi Bassi, che arrivano preparati sull’argomento. I turisti locali invece visitano il Museo in occasione di gite fuori porta e molti di loro dichiarano di non essere al corrente della particolarità di questo posto».

Autore

Claudio Agrelli

Nato a Saronno (Varese) il 1° agosto 1991. Laureato magistrale in Scienze Politiche - Mass Media e Politica presso Alma Mater Università di Bologna, campus di Forlì. Giornalista praticante del XIV Biennio della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia.