Terni ros(s)a

Licenziamenti, crisi e sfiducia hanno permesso l'anno scorso alla Lega di espugnare una delle roccaforti della sinistra italiana, conquistando i voti degli operai
Il capoluogo della Conca ha sempre eletto sindaci rossi. La continuità, interrotta solo da una parentesi liberale a metà anni Novanta, ora sembra sbiadita

Ore 14.00, fine turno. Un esercito di tute blu scuro e caschetti, sguardo basso e passo svelto, esce dai cancelli delle acciaierie di Terni. Tirano dritto: in pochi hanno voglia di parlare. Specialmente di politica. Chi si ferma sogghigna, lapidario: «La sinistra vera non esiste più. Siamo stati abbandonati». Lo dice con gli occhi fissi sulle scarpe antinfortunistiche. Un altro, in sella alla bici, ammette: «Ho votato Lega». Tanti concordano che il clima sia cambiato, anche nelle fabbriche tradizionalmente “rosse” della Conca. Ora, in quegli stessi capannoni, spesso si vota Lega. Fantascienza fino a qualche decennio fa.

La fabbrica dei voti– Tramontato il verde assieme al “Nord” nel logo – dopo il restyling di Salvini – la Lega è stata capace di conquistare una città dove era inesistente. Un prodigio opera di Emanuele Fiorini, ex operaio delle acciaierie e leader leghista, oggi dimissionario dal partito. E alle urne sono stati gli stessi operai a contribuire alla scalata al Comune di Terni da parte di Leonardo Latini, che lo scorso giugno ha trionfato con il 63% dei voti al ballottaggio. Solo pochi anni fa, nel 2014, la Lega non aveva presentato neanche una lista e a vincere era stato il candidato del Pd con il 59% al secondo turno. Nei 10 anni precedenti il centrosinistra era rimasto in sella per oltre due mandati, prima che il dissesto finanziario del Comune lo disarcionasse. A parte una partentesi liberale, nel post Tangentopoli, il governo della città è sempre stato “rosso”. Era il periodo d’oro del Pci in tutta Italia. Quello in cui in cui fiorivano le sezioni di partito, i circoli e i dopolavoro. Allora l’aggregazione degli operai continuava anche dopo la sirena di fine turno.

Vivere in bilico – Dai tempi del primo sindaco comunista il tessuto operaio della città si è incrinato soprattutto sotto i colpi delle crisi aziendali. Colpi che la “nomenklatura” non ha saputo o voluto parare. A partire dalle stesse acciaierie, sballottate tra lavoratori in somministrazione, produzione che rischia di essere inferiore alle previsioni e un piano industriale di tutela del sito ancora da definire, secondo i rappresentanti sindacali. Gli operai si sono sentiti lasciati da soli e hanno espresso un voto di protesta. Un cambiamento che non ha risparmiato chi vantava una tradizione “rossa” in famiglia.
«Crisi, disoccupazione, rabbia hanno disfatto il tessuto economico e sociale», commenta Attilio Romanelli, segretario Cgil Terni. «Una città- , spiega il segretario – perde posti di lavoro e non può che esserci una decrescita degli iscritti: negli anni ’80 all’Ast lavoravano 5 o 6mila persone, oggi sono solo circa 2.200, più un migliaio dell’indotto composto di aziende piccole e poco sindacalizzate. Non c’è più la massa critica di un tempo». Secondo Cgil, dal 2008 si sono persi 1000 posti di lavoro in provincia di Terni: «Oggi sono stati sostituiti da occupazioni precarie – osserva ancora Romanelli – Per i sindacati è un altro mondo». La Treofan e la Sangemini, sono solo le mobilitazioni degli ultimi mesi. I dati Inps diffusi da Ires Cgil parlano di una situazione in peggioramento: sempre più cassa integrazione e domande di disoccupazione. Insomma, essere un operaio a Terni non è più un vanto, ma una croce. Su tutta la linea.

Il buio oltre la crisi – Insomma, è finita un’epoca: hanno chiuso circoli, sezioni di partito e altre sedi tradizionali dell’aggregazione operaia, laddove la politica si rafforzava, legata a filo doppio alle lotte sindacali. La crisi della Terni rossa non è una rivoluzione, ma l’esito di un processo di lungo periodo, acceleratosi negli ultimi anni. «Ormai l’operaio è una persona comune come tutti e quindi riflette le tendenze politiche nazionali – Ugo Carlone, docente del dipartimento di Scienze politiche all’Università di Perugia – ma la Lega al potere a Terni è un fenomeno innovativo rispetto alla parentesi liberale di Gianfranco Ciaurro: se allora il voto in controtendenza era di marca borghese, ora invece è arrivato dal basso».

Autore

Pierfrancesco Carcassi

Nato a Padova il 17 maggio 1990. Laureato in Lettere Classiche all'Università Ca' Foscari Venezia. Giornalista praticante presso la Scuola di Giornalismo di Perugia.