Tradizioni, saperi e sapori tra la macerie

Norcia sette mesi dopo la prima scossa: il "gusto" della rinascita
A crollare non sono soltanto le chiese, le case, i ricordi di una vita. Ma anche tutte quelle tradizioni tramandate da padre in figlio, quel patrimonio di specialità che di generazione in generazione è diventato simbolo del Made in Italy, quella dignità e quell’arte di un mestiere antico. Parliamo di prosciutti, di salumi dai nomi particolari, delle persone che ci sono dietro: i norcini e i nursini.

Hanno superato il terrore della prima scossa, la paura di rientrare nella propria casa, il cuore in gola nel trovare stalle e stabilimenti di trasformazione crollati. Per la quasi totalità dei nursini – i fieri abitanti di Nursia, come si dice da queste parti Norcia – l’attività di allevamento non è “un lavoro qualsiasi”. È un’arte vera e propria, quella di chi si occupa di lavorare le carni, e non è un caso che i norcini provengano proprio da Norcia. Un patrimonio di specialità che, a sette mesi dalla prima scossa, rischia ora di sparire per il crollo del 90% del mercato locale, provocato dalla crisi del turismo e dallo spopolamento.

Cercasi normalità – Ne sa qualcosa Catia Ulivucci, la proprietaria della norcineria Ulivucci in via Mazzini, Norcia. Prima l’azienda era del padre, da 4 anni era diventata la sua, oggi è crollata insieme all’azienda agricola del marito. I terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre hanno messo a dura prova tutto quello che avevano costruito. Storie di imprenditori locali che si susseguono tristemente le une alle altre. E adesso in difficoltà ci sono anche le coltivazioni e le rinomate produzioni di cereali e legumi, come la lenticchia di Castelluccio, il pecorino dei Sibillini, la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano e il tartufo nero.

Il cuore ferito dei terremotati umbri

I salumi della speranza – A Norcia, lungo Corso Sertorio alcune norcinerie hanno riaperto. Al civico 17 ad accogliere i pochi turisti è il sorriso allegro di Alessandro Ignudo e la colonna sonora del film “L’armata Brancaleone” (1966). Sembra essere tornati indietro nel tempo, quando le immagini da cartolina esistevano ancora e passeggiare con in mano un panino ai “coglioni di mulo” (insaccato simile al salame) era la normalità, e non una melanconica testimonianza della solidarietà italiana. Ma per Alessandro, 31enne originario di Valcaldara, ripartire è possibile. “Basta non perdere la speranza, al resto ci penserà l’Italia”. E forse è vero: Norcia resiste da oltre 3.500 anni. Gli ingredienti sono la storia, la cultura, l’ambiente, l’agricoltura: per continuare a sopravvivere, nessuno deve essere lasciato indietro.

Autore

Camilla Orsini

Classe 1991, giornalista praticante e pianista. Ha scritto di tecnologia ed economia per Wired, è collaboratrice de Il Messaggero nella cronaca di Terni, è stata stagista per News Mediaset, per La Repubblica nella redazione politica e al Tg1 in cronaca nazionale.